I CLUB DEGLI ALCOLISTI E IL TRATTAMENTO

Uscita ventunesima 4.3 – Il coinvolgimento della famiglia nei club degli alcolisti e il trattamento.

4.3.a – Introduzione Stefano Alberiniservitore insegnante di Club

In questo capitolo del Manuale di alcologia, Hudolin si sofferma in modo specifico sull’importanza del coinvolgimento della famiglia come protagonista fondamentale del percorso di cambiamento di stile di vita che consente la prevenzione e il superamento dei problemi alcol correlati. Il problema alcol correlato non è, infatti, un disturbo che interessa il singolo, ma colpisce tutto il sistema con il quale l’individuo si trova in relazione.

Il sistema primario più importante è appunto la famiglia.

La scelta dell’approccio sistemico familiare viene già accennata in capitoli precedenti del Manuale e, come Hudolin stesso cita nella parte finale di questo capitolo, anche in precedenti scritti da lui pubblicati tre il 1985 e il 1986.

È soprattutto qui che Hudolin pone l’accento sulla novità di questo coinvolgimento, così come è inteso e praticato nel lavoro di club, anche rispetto ad altri approcci sistemici, come la cosiddetta «terapia» familiare, da cui si differenzia in quanto Hudolin segnala piuttosto il valore dell’approccio familiare dei Club, che si basa sulle teoria dei sistemi (e semplicemente si intende come la partecipazione dell’intero nucleo familiare al lavoro del Club), ma soprattutto coinvolge le interazioni familiari non solo all’interno di una stessa famiglia, ma anche all’esterno, con altre famiglie e con la comunità locale circostante.

L’efficacia di questo percorso dipende dalla partecipazione attiva della famiglia al Club come ai percorsi di formazione, dal cambiamento nelle relazioni (riappropriazione dei ruoli familiari) e nella comunicazione, dalla consapevolezza del servitore-insegnante di doversi dedicare alla formazione e all’aggiornamento continui e di avere altresì il dovere di inserirsi attivamente nelle interazioni familiari, soprattutto con la responsabilità di impedire il ripetersi di quella che altrove definisce «omeostasi negativa», ovvero il blocco del sistema familiare, per permettere invece lo sviluppo circolare delle relazioni.

Questo consente anche l’attivazione e la riconquista di quello che qui definisce «meccanismo automatico di protezione delle famiglie», fondamentale punto di partenza di un reale percorso di crescita e cambiamento.

La famiglia è il sistema ecologico sociale primario, un sistema vivente, aperto, dinamico, composto da individui che comunicano con altri individui.

È anche vero che la famiglia ha subito di recente ulteriori cambiamenti, che ne hanno minato il valore di istituzione sociale elementare, positiva e costruttiva o che ne hanno causato tali e tante differenziazioni da metterne in crisi l’identità.

Si parla di crisi della famiglia tradizionale, dovuta ai nuovi rapporti tra i generi e le generazioni, o comunque alla compresenza di differenti realtà.

Si parla oggi di famiglia unipersonale o mononucleare, nucleare, di coppia, monogenitoriale, ricostituita, allargata, omosessuale, di fatto, a doppia carriera, interetnica e le definizioni potrebbero continuare ancora.

Nonostante gli inevitabili cambiamenti sociali degli ultimi due decenni si siano riflessi nella famiglia intesa come sistema primario, l’approccio e il coinvolgimento familiare proposti da Hudolin mantengono inalterata tutta la loro efficacia e attualità, proprio perché, come peraltro afferma in questo capitolo, non si limitano alla famiglia in quanto tale, poiché il vero approccio sistemico non si ferma alla famiglia, ma si estende alla comunità, all’ambiente di lavoro, alla società.

È innanzitutto un approccio multifamiliare, che si apre alla comunità locale e al mondo del lavoro e rinforza costantemente la rete territoriale di protezione e promozione della salute per permettere un cambiamento della cultura generale e sanitaria esistente.

Come Hudolin stesso ha rilevato in seguito, è bene inoltre non parlare più di alcolismo, ma di problemi alcolcorrelati e complessi, ovvero multidimensionali, che coinvolgono altri disagi e disturbi; allo stesso modo ha preferito mettere in discussione il termine trattamento, parlando piuttosto di un processo socio-culturale, di cambiamento, di crescita e maturazione della famiglia.

Il lavoro dei Club si apre chiaramente negli scritti successivi di Hudolin all’idea e alla pratica di una trascendenza del proprio stile di vita, offrendo alle famiglie «un’opportunità di crescita e maturazione, la possibilità di riguadagnare la gioia di vivere, la riappropriazione del proprio futuro perso nei problemi alcolcorrelati, la possibilità di tendere verso un livello superiore nella propria esistenza, un superamento, una trascendenza di sé stessi».

4.3.b Capitolo terzo di Vladimir Hudolin

            Di questo argomento abbiamo già diffusamente parlato in precedenti capitoli. Riprendiamo e in parte ripetiamo qui alcuni concetti per l’importanza essenziale che hanno nel lavoro del Club.

            Da molto tempo si è cercato di attivare la famiglia dell’alcolista, così come le famiglie di persone affette da disturbi comportamentali cronici, nel sostegno al familiare ammalato (NdR I termini alcolista e alcolismo, qui ancora utilizzati in senso medico tradizionale, evolvono in seguito nel pensiero e nell’esperienza di Hudolin.

Oggi si preferisce parlare per il primo di persona/famiglia con problemi alcolcorrelati ovvero legati al consumo di bevande alcoliche. Il secondo era già stato messo in discussione da Hudolin in una definizione «relativistica» del tipo: «esistono tanti alcolismi quante sono le famiglie e gli individui con un problema alcolcorrelato» (Vl. Hudolin, Sofferenza multidimensionale della famiglia, Padova, Eurocare, prima edizione aprile 1995, p.15-16; ultima edizione, 2010, pp.42-43). In seguito Hudolin ha parlato soprattutto di problemi alcolcorrelati e complessi, sottolineando che il problema alcolcorrelato è in effetti un problema multidimensionale che si lega ad altri disagi e che non è più definibile in senso assoluto o unidirezionale.

Il riferimento a questa nota vale anche per le successive ricorrenze dei termini in questione).

            Questa è ad esempio la modalità di lavoro degli Alcolisti Anonimi; diverso è l’approccio sistemico.

         Verso gli anni Cinquanta un gruppo di giovani ricercatori, insoddisfatti dei risultati che si ottenevano nel trattamento tradizionale degli ammalati psichici, specialmente degli schizofrenici, introdusse la terapia familiare. In quegli anni si aveva già la consapevolezza che il disturbo cronico colpisce l’intera famiglia e non soltanto il membro che ne manifesta i sintomi.

            Negli anni Sessanta, negli Stati Uniti, ha inizio il trattamento familiare. All’inizio il trattamento familiare era rivolto a famiglie al cui interno erano presenti casi di schizofrenia.

Più tardi si è visto che questo trattamento si poteva applicare in tutte le famiglie dove si manifestavano disturbi comportamentali cronici.

Quando poi tale tipo di trattamento è stato inserito nei programmi generali di protezione e di promozione della salute, ne ha ricevuto un forte impulso e un decisivo sviluppo.

            Nel Centro per lo studio e il controllo dei disturbi alcolcorrelati di Zagabria il trattamento familiare degli alcolisti è stato introdotto nel 1964.

            I Club degli alcolisti in trattamento della Jugoslavia hanno discusso, nel Congresso tenutosi a Porec nel 1975 (Hudolin Vl., 1975), l’approccio familiare e il relativo trattamento (NdR Al congresso nazionale tenutosi a Paestum (SA) nel 2010 è stato proposto e accettato il passaggio al nuovo nome dei Club, da Club degli Alcolisti in Trattamento a Club Alcologici Territoriali, mantenendone inalterato l’acronimo, anche in riferimento alle varie associazioni territoriali (CAT, ACAT, ARCAT, ecc.).

La proposta ad oggi è stata di fatto però accettata in modo parziale a livello nazionale, dato che una minoranza di Club e alcune regioni mantengono ancora il nome precedente.

Come Hudolin stesso ha rilevato in seguito, è bene non parlare più di trattamento, ma piuttosto di un processo socio-culturale.

In altri termini non si tratta di riabilitare o reinserire nella comunità le famiglie con problemi alcolcorrelati, da cui di fatto non sono mai state escluse, ma di far sì che «le famiglie possano crescere e maturare con una comunicazione e interazione più produttiva nelle comunità nelle quali vivono e lavorano» (Vl. Hudolin, Sofferenza multidimensionale della famiglia, Padova, Eurocare, prima edizione aprile 1995, p. 46; ultima edizione, 2010, p.78). Il riferimento a questa nota critica vale anche per le successive ricorrenze dei termini in questione).

            L’approccio familiare è basato sulla teoria generale dei sistemi descritta nel 1947 da von Bertalanffy L. (1950, 1956) e successivamente rielaborata da altri autori.

            Nel 1964, nel Centro di Zagabria, l’alcolismo era considerato una malattia che colpisce tutta la famiglia (NdR Dell’alcolismo si è già detto e si parla oggi ormai di problemi alcolcorrelati, ovvero legati al consumo di bevande alcoliche. Nel corso degli anni inoltre il sistema ecologico sociale passa dal concetto di malattia al concetto di comportamento e di stile di vita).

In quel periodo è stato anche introdotto il concetto di familiare «umido» e familiare «secco», riferendosi con questi termini ai familiari che bevono e a quelli che non bevono e che partecipano congiuntamente alle interazioni familiari (NdR Oggi questa distinzione all’interno dei membri della famiglia che partecipa al Club, come anche quella tra familiare e alcolista, è stata superata e si parla di famiglie con problemi alcolcorrelati, dato che tutti i membri della famiglia sono ugualmente coinvolti sia nel problema alcolcorrelato, sia nel processo di cambiamento).

            Più tardi ci si è soffermati anche sull’analisi dello stile di vita della famiglia dell’alcolista nel club degli alcolisti e il trattamento

In questa logica è diventata necessaria la partecipazione di tutti i membri della famiglia nel trattamento e nella riabilitazione degli alcolisti e anche di quelle persone che hanno un significato particolare nella vita del singolo alcolista e della sua famiglia.

            Col tempo, il trattamento familiare è stato interpretato e supportato in vario modo.

All’inizio, nel Centro per lo studio e il controllo dei disturbi alcolcorrelati di Zagabria si è prestata particolare attenzione al ruolo dei membri della famiglia e al cambiamento di questi ruoli in presenza di un caso di alcolismo.

In seguito l’interesse si è spostato sulle comunicazioni fra i membri della famiglia, e infine sulle loro reciproche interazioni.

            Anche altre teorie, fra cui quelle psicodinamiche, sono state utilizzate per spiegare le interazioni presenti nelle famiglie degli alcolisti e nel trattamento familiare.

Non tutti gli alcolisti hanno problemi familiari di uguale gravità. Tuttavia, la maggioranza dei disturbi familiari degli alcolisti possono riproporsi in ogni famiglia.

            In molti casi i problemi e i disagi si possono risolvere già con il semplice inizio dell’astinenza, senza che venga fatto un particolare trattamento familiare (NdR In seguito Hudolin ha messo in discussione la validità del termine «astinenza», in quanto comporta un significato di coercizione o di privazione. Come afferma nel suo intervento al Congresso di Spiritualità Antropologica di Assisi del 1996, «in futuro sarebbe meglio parlare di sobrietà, cioè di un comportamento positivo che non chiede a nessuno di abbandonare, ma di accettare una vita migliore. L’astinenza fa parte della sobrietà» (Atti del IV Congresso di Spiritualità Antropologica e di Ecologia sociale, Monselice, PD, Centro Studi San Francesco, aprile 1997, p. 31).

Non tutti i problemi che si incontrano nelle famiglie degli alcolisti sono tipici dell’alcolismo; a volte vi sono disagi, a parte l’alcolismo, che richiedono un trattamento familiare specifico.

Non c’è famiglia nella quale, di tanto in tanto, non si presentino delle difficoltà; però le difficoltà non vanno considerate sintomi di malattia, né richiedono necessariamente il trattamento o la terapia familiare.

Alcuni problemi si risolvono da soli, tanto che sembra quasi che la famiglia possieda un qualche meccanismo di protezione che scatta nel momento in cui si presentano le difficoltà (NdR È molto interessante questo passaggio in cui Hudolin sottolinea la capacità autonoma della famiglia di risolvere i propri problemi; è quanto abitualmente si dice: ogni famiglia che ha un problema ha anche le risorse per risolverlo).

In qualche caso può essere un amico a far scattare questo meccanismo, con i propri consigli e i propri suggerimenti.

Molti matrimoni si concludono con il divorzio anche se non vi sono problemi di alcolismo; e questo fatto non viene certo considerato come una malattia, né da parte dei coniugi, né da parte della società. E così dovrebbe essere anche per le famiglie degli alcolisti.

L’approccio familiare è consigliabile per tutti i casi di alcolismo. L’obiettivo è quello di riportare un minimo di tranquillità nella famiglia, e permettere così di prendere le decisioni giuste.

Una volta che si riesce a far scattare il meccanismo automatico di protezione, l’approccio familiare ha esaurito il suo compito.

Per approccio familiare si intende il coinvolgimento non solo dell’alcolista, ma di tutto il sistema familiare, che è in una situazione di disagio.

In quest’ottica, tutti i membri della famiglia devono modificare il loro stile di vita, devono crescere e maturare.

Come sappiamo non si tratta di un particolare processo terapeutico, ma dell’insieme delle comunicazioni e delle interazioni che avvengono nella comunità multifamiliare che, non dimentichiamolo, è fortemente radicata nella comunità locale (NdR Il Club è una comunità multifamiliare che lavora in base ad un approccio familiare e sistemico.

Il sistema più significativo è la famiglia e il comportamento legato al bere è considerato come una sofferenza dell’intero sistema. Tutti i componenti della famiglia sono impegnati nel cambiamento dello stile di vita e nella crescita personale: accettare la frequenza al Club del solo bevitore problematico ostacola il cambiamento del comportamento e conferma l’ottica tradizionale che vede nel problema alcolcorrelato una malattia dell’individuo e il Club come un luogo di terapia.

Per le persone che vivono da sole è prevista l’attivazione di un «familiare solidale» (che all’epoca del Manuale si chiamava «familiare sostitutivo o artificiale»), un punto di riferimento emotivo, disponibile a condividere alcuni momenti della vita della persona sola, favorendone i legami con la comunità locale).

In alcuni casi la comunicazione e le interazioni nella famiglia sono così deteriorate da richiedere un intervento di terapia familiare.

La terapia durerà fino al momento in cui scatta il meccanismo di autoprotezione nel club degli alcolisti e il trattamento

È sempre bene suggerire alla famiglia di non prendere decisioni importanti all’inizio del trattamento nel Club, per darle così la possibilità di aspettare che scatti il meccanismo automatico di protezione.

Solo in un secondo tempo si richiederanno ai membri della famiglia attività, azioni e decisioni.

Le soluzioni si troveranno con i primi cambiamenti nello stile di vita della famiglia.

Con ciò non si vuole certo dire che la famiglia debba essere mantenuta nello status quo e nemmeno che la soluzione che trova la famiglia debba sempre coincidere con la soluzione desiderata dall’operatore del Club (NdR È opportuno qui puntualizzare l’evoluzione della terminologia che ha portato al passaggio dal termine terapeuta a quello attuale di servitore-insegnante.

Il termine iniziale di terapeuta, ancora legato ad un approccio medicalizzato ai problemi alcolcorrelati, viene dapprima sostituito dal termine operatore (in occasione del Congresso italo-jugoslavo dei Club degli Alcolisti in Trattamento, tenutosi ad Abbazia [Opatija] in Croazia, del 1985), che già comprendeva sia operatori professionali, sia operatori volontari non professionali, considerando tutti ugualmente in grado di essere operatori nei Club in quanto «specialisti in alcologia».

In seguito, Hudolin propone di aggiungere la definizione di servitore a quella di operatore, poiché permette di definire in modo più completo l’azione di chi «in un clima di solidarietà catalizza il processo di cambiamento degli individui, delle famiglie e della comunità in cui serve» (Vl. Hudolin, Sofferenza multidimensionale della famiglia, Padova, Eurocare, prima edizione aprile 1995, p. 33; ultima edizione, 2010, p. 62).

Durante il Congresso di Spiritualità Antropologica di Assisi del 1996, Hudolin sottolinea ancora questo significativo cambiamento della terminologia, ovvero di affiancare al termine operatore quello di servitore (Atti del IV Congresso di Spiritualità Antropologica e di Ecologia sociale, Monselice — PD, Centro Studi San Francesco, aprile 1997, p. 31) e propone di lì a poco, durante il Congresso Nazionale di Grado del 1996, il termine completo di servitore-insegnante utilizzato a tutt’oggi (Atti del V Congresso Nazionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento, Grado, 1996, p. 536).

Il nuovo termine include pertanto i due concetti di servizio e insegnamento e pone l’accento sul fatto che il servitore-insegnante non solo si pone al servizio delle famiglie, ma insegna attraverso le Scuole Alcologiche Territoriali, in un percorso di aggiornamento e educazione continua che coinvolge sé stesso, le famiglie e la comunità).

L’approccio familiare, come tutto il lavoro del Club, si basa sul noto principio del «qui ed ora», e richiede la formazione e l’aggiornamento permanente dell’operatore del Club.

La psichiatria classica cerca di ricomprendere il trattamento familiare nei costrutti teorici tradizionali e nei club degli alcolisti e il trattamento

L’approccio familiare costituisce invece una nuova fase nello sviluppo della psichiatria e, dal momento in cui viene introdotto, la psichiatria non può più ritornare ai vecchi modelli di trattamento.

Nel Congresso dei Club degli alcolisti in trattamento della Jugoslavia, tenutosi a Porec nel 1975, è stato introdotto nei Club il trattamento familiare, basato sulla teoria generale dei sistemi.

In seguito il trattamento sistemico è stato sviluppato all’interno delle comunità dei Club, nei programmi alcologici ospedalieri ed extraospedalieri e nei programmi alternativi.

Quando si parla dell’approccio familiare, così come l’abbiamo descritto, bisogna stabilire se l’operatore nel Club deve essere passivo, oppure se deve partecipare in modo attivo alle interazioni del Club.

Questa figura fondamentale può, ad esempio, dare consigli alla famiglia, e se sì, quali?

L’operatore del Club dovrebbe avere un ruolo attivo e condurre il trattamento basandosi sul principio del «qui e ora».

Dovrebbe inserirsi nelle interazioni familiari per quanto gli consentono le sue conoscenze e le sue esperienze.

L’operatore non deve dare consigli in modo diretto, soprattutto per decisioni importanti che spettano ai membri della famiglia e deve prestare particolare attenzione a tutti quei problemi che sono oggetto di importanti interazioni di coppia.

L’operatore aiuta la famiglia a maturare le proprie scelte, scelte che la famiglia opererà in base alle proprie esperienze, trovando al suo interno le soluzioni più opportune e imparando nella comunità multifamiliare, scegliendo fra i vari tipi di soluzione offerti dalle famiglie nel Club le più adatte al suo problema.

Quando è stato raggiunto un risultato positivo, anche minimo, l’operatore può proporre alla famiglia un contratto terapeutico.

L’operatore non deve permettere alla famiglia di continuare a cercare di ripetere le interazioni negative e disfunzionali caratteristiche della situazione precedente.

La famiglia deve essere messa di fronte alla realtà, con lo sguardo rivolto al futuro e non al passato.

L’approccio familiare si può imparare solamente realizzandolo, attraverso una lunga e quotidiana pratica di lavoro. Non si apprende sui libri, anche se è sempre utile leggere e studiare.

L’approccio familiare conduce ad una nuova operatività che si raggiunge lavorando nel Club, secondo questa logica.

L’approccio non è diretto in modo unidirezionale verso l’alcolista, ma comporta comunicazioni e interazioni circolari che portano a cambiamenti anche nel comportamento dell’operatore.

Si fa spesso cenno alla necessità di evitare gli sbagli e gli errori neiclub degli alcolisti e il trattamento.

Bisogna però definire esattamente che cosa si intenda per sbaglio in un tale modello di interazione, e in quale modo si possa procedere ad una verifica.

Le interazioni nel Club, ivi comprese quelle sbagliate, portano a situazioni di crisi, che non sempre sono negative. Spesso servono a smuovere la comunità multifamiliare, e quindi sono comunque un elemento di crescita e di maturazione.

Recentemente sono state introdotte alcune ulteriori modifiche nell’approccio familiare. È stato dimostrato che non si può ottenere un’efficace prevenzione primaria dei disturbi alcolcorrelati senza ricorrere all’approccio multifamiliare (NdR Oggi al posto di «prevenzione primaria» si preferisce parlare di autoprotezione e promozione della salute).

Col tempo si è dimostrata la necessità di coinvolgere la comunità locale e il mondo del lavoro, o perlomeno una sua parte, nell’approccio multifamiliare.

In tal modo si rinforza la rete territoriale di protezione e di promozione della salute.

Leggi l’articolo precedente

https://acatbrescia.it/terapie-dellalcolismo-a-brescia/

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2 commenti su “I CLUB DEGLI ALCOLISTI E IL TRATTAMENTO”

  1. RIFLESSIONI 21° USCITA

    “ogni famiglia che ha un problema ha anche le risorse per risolverlo”.
    Perle di saggezza e lungimiranza di Hudolin,che vanno fatte nostre.
    Partendo da questo presupposto, l’approccio sistemico familiare è la strada da percorrere in un contesto come il nostro e non solo.
    La famiglia che si ricostruisce,che si ripara da sola, se messa in condizione di farlo, attraverso lo scattare del meccanismo di autoprotezione.
    In questa uscita si fa’ riferimento ad un ruolo attivo e ben preciso del Servitore Insegnante,che sfata completamente l’idea di totale passività che più di qualcuno vorrebbe dare a questa figura nel nostro ambito, forse per paura di sbagliare,o forse solo per ignoranza.
    Il ruolo del Servitore Insegnante è e rimane un compito arduo da affrontare con consapevolezza ed umiltà,non sottovalutandolo e/o svalorizzandolo, è una responsabilità che porta a grandi emozioni ed occasioni di crescita personale.
    Secondo me non deve far paura pensare di servire in un Club, anzi, dovrebbe essere la giusta e naturale continuazione di un cammino di crescita e cambiamento continuo, a cui qualsiasi famiglia dovrebbe fare un pensiero,un po’ per sé stessi dando il lá al vero sano egoismo a cui tanto facciamo riferimento,ed un po’ per dar senso alla frase storica del profe,che prima di andarsene,disse:
    “……ed infine,vi prego di continuare!”

    BRUNO.

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  2. RIFLESSIONI 21^USCITA
    La famiglia è alla base del metodo Hudolin. E’ fondamentale la partecipazione attiva alle serate di Club con il familiare che ha problemi alcolcorrelati, il cambiamento di stile di vita deve essere allargato a tutta la famiglia, anche perchè sicuramente i veri problemi partono da li. E’ un chiaro concetto che Hudolin chiarisce : la famiglia è alla base di tutto il tutto il nostro sistema multidimensionale, il coinvolgimento della stessa nel cambiamento è l’aiuto più efficace che si può offrire ad un familiare con problemi alcolcorrelati. Anche il servitore insegnante gioca un ruolo importantissimo, è la figura di riferimento sempre pronta ad ascoltare, sempre pronta ad accompagnare le famiglie nel cambiamento. L’esperienza e la preparazione del servitore insegnante sono il valore aggiunto nella strada verso il cambiamento. Forse la parola insegnante può trarre in inganno, il servitore insegnante aiuta a maturare le proprie scelte, aiuta a trovare la soluzione dei problemi conflittuali all’interno della famiglia che spesso li nasconde, il servitore insegnante aiuta la famiglia durante il percorso del cambiamento. Anche in questo capitolo si ribadisce la partecipazione ATTIVA di tutte le famiglie, il percorso intrapreso è lungo e impegnativo e richiede un impegno attivo costante.

    Gerardo

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