ASPETTI STRUTTURALI FORMAZIONE OPERATORI

Uscita ventiquattresima I CLUB DEGLI ALCOLISTI IN TRATTAMENTO

4.6 – Aspetti strutturali e formazione degli operatori

4.6.a – Introduzione Giovanni Aquilinoservitore insegnante di Club

Per quanto innovativo, un testo a distanza di 25 anni dalla sua edizione risulta sempre e comunque in qualche modo datato, sia perché in genere il linguaggio evolve, sia perché in un lasso temporale tanto ampio si verificano annotazioni, cambiamenti, evoluzioni. Ancora di più se si prende in considerazione un metodo che si basa su di un binomio omeostatico (equilibrio dinamico) tra contenuti teorici e pratica quotidiana.

Il seguente capitolo, dedicato alla formazione del sistema dei Club, difatti continua a descrivere una formazione ancora tesa a far crescere i «Club degli alcolisti in trattamento», a soffermarsi sui concetti di trattamento, astinenza e dipendenza, a definire operatori i servitori-insegnanti, a sollecitare il patronage (la visita solidale agli amici), a consigliare di affiancare le famiglie sostitutive (oggi definite solidali) ai membri soli e così via discorrendo.

Pertanto il testo risente di una terminologia non più rispondente da una parte alla evoluzione dei concetti metodologici e dall’altra all’assenza di criteri introdotti nella metodologia dallo stesso Hudolin nel corso degli anni, appena seguenti alla pubblicazione del Manuale, o dalle seguenti evoluzioni intervenute nei venti anni successivi alla sua uscita. Il Manuale in particolare sconta un limite sostanziale e cioè quello di essere stato scritto e pubblicato prima della introduzione nella metodologia del concetto di spiritualità antropologica.

Infatti, con l’introduzione di questo nuovo «elemento» avvenuto nel 1992, il sistema ecologico sociale amplia notevolmente i suoi compiti e le sue prospettive; in sintesi il metodo Hudolin si trasforma da un modello di chiara matrice medica e psichiatrica, strutturato per il controllo del bere degli alcolisti, in una metodologia finalizzata al cambiamento del comportamento umano (personale, familiare e di comunità).

In un quarto di secolo tante cose sono cambiate e altrettante sono state meglio comprese, la settimanale pratica dei Club ha visto «celebrare» migliaia di ore di incontri, mettendo a confronto e facendo discutere e ragionare migliaia di famiglie e di persone, una sorta di grande e ininterrotto brainstorming, trilioni di miliardi di sinapsi che si scambiano informazioni ed emozioni; una sorta di intelligenza collettiva, che partendo da una base etica e filosofica comune ha sviluppato concetti e idee e di conseguenza modificato progressivamente la pratica metodologica.

Risulta, oltremodo evidente, che nel capitolo dedicato alla formazione non vi è accenno alla spiritualità antropologica, concetto che decretando un cambio di finalità e di prospettiva del sistema ne caratterizza in maniera significativa anche il modello formativo, non tanto nella sua parte formale o nei metodi pedagogici, quanto e soprattutto nei contenuti e nelle prospettive evolutive. Dunque, in particolare, questo capitolo 6 della quarta e ultima parte del Manuale, dedicato alla formazione, risulta datato a fronte degli sviluppi formulati dalla metodologia dalla sua pubblicazione fino a oggi.

Hudolin descrive l’importanza che la formazione ha per il sistema dei Club, ma non descrive né l’originalissimo metodo messo in campo per la formazione continua di tutte le componenti in campo, né chiarisce il senso e le caratteristiche specifiche della formazione ecologico sociale.

In maniera generale, giustamente per l’epoca, si limita a sollecitare il lettore sulla necessità di formare le famiglie e i servitori-insegnanti siano essi volontari non professionali o professionali, mettendo il punto sulla necessità di formare i medici, soprattutto quelli di base, circa i problemi alcolcorrelati.

In questo suo primo modello formativo Hudolin mette l’accento sulla collaborazione che in ogni territorio si dovrebbe ricercare tra strutture pubbliche e energie/risorse private, in funzione di un programma semplice e sinergico per affrontare i problemi alcolcorrelati della comunità locale.

Per tale compito sollecita la costituzione del Centro Alcologico Territoriale Funzionale, ovvero una collaborazione fattiva ed esclusivamente funzionale (pertanto non una ennesima struttura istituzionale di coordinamento) di tutte le agenzie che in quello specifico territorio si occupano di problemi alcolcorrelati.

Per Hudolin il Centro dovrebbe essere l’ambito adatto sia per realizzare appropriati programmi formativi, sia per tessere la rete locale, sia per la supervisione dei programmi alcologici e dei servitori-insegnanti.

Un aspetto che oggi si ritrova nella pratica dei programmi nella cosiddetta «intervisione» ovvero una «supervisione tra pari» che mensilmente si traduce nella riunione dei servitori-insegnanti di un determinato gruppo di Club.

Anche l’intervisione è parte della formazione-educazione continua del metodo. A ben riflettere, pensare ad una formazione specifica di un gruppo di supervisori così come proposto da Hudolin nel seguente capitolo, ma mai attuata, oggi avrebbe un suo specifico e attualissimo valore.

La formazione dei «supervisori» sarebbe utile sia per realizzare un livello di approfondimento specifico, sia per costituire una «metarete» di riferimento locale, la quale potrebbe non solo contribuire a garantire il portato metodologico, ma anche partecipare a mantenere unicità e omogeneizzazione dei programmi nonché favorire una maggiore coesione dell’intero sistema.

Hudolin affronta in questo capitolo la necessità di un livello di formazione più elevato, che però non perda mai di vista la pratica quotidiana della metodologia (il bene e l’interesse per le persone con problemi alcolcorrelati e complessi), che resti facilmente diffusibile e che abbia possibilità di svolgersi vicino alle comunità le quali richiedano la sua realizzazione.

Fa inoltre accenno a come la ricchezza del sapere esperienziale risulterebbe importante nei programmi e nei contenuti didattici universitari per tenere la teoria sempre collegata alla pratica e al reale benessere delle persone.

Viceversa, precisa come il sapere esperienziale abbia bisogno sempre di una particolare elaborazione teorica al fine di produrre una cultura specifica spendibile nell’ambito della formazione e della ricerca medica, psicologica e sociale tradizionale (soprattutto universitaria) e nel contempo di promuovere innovazione e cambiamento nella stessa metodologia.

Non è un caso, dunque, se a partire dal 2008 è stato introdotto nei programmi alcologici territoriali, a diversi livelli, uno spazio di incontro, confronto e scambio di esperienze e di idee per nuovi programmi denominati «forum per la formazione» e dal 2011 «forum per l’educazione ecologica continua».

Tali appuntamenti, tenuti nei diversi ambiti organizzativi territoriali (locali, regionali, di area — per gruppi di regioni: Nord, Centro e Sud — e nazionali), mettono in comune i vari aspetti e la ricchezza degli scambi tra sapere esperienziale ed elaborazione teorica con un positivo e costante travaso oltre che un continuo interscambio tra persone, associazioni e programmi.

Nei forum assai stimolante risulta essere lo scambio di attività, buone prassi, programmi, idee e suggestioni che si possono replicare, emulare, rielaborare e condividere in un continuo e osmotico confronto tra territori diversi che si formano e si aggiornano continuamente e vicendevolmente.

Il Manuale all’epoca della sua pubblicazione risultò di grande impatto e di estrema utilità; a distanza di 25 anni conserva una sua organica originalità per contenuti e modalità divulgativa, evidenziando ancora diversi spunti innovativi a paragone dei diversi approcci contemporanei ai problemi alcolcorrelati.

In questo capitolo, Hudolin descrive in maniera generica e generale della necessità della formazione per le famiglie dei Club e della comunità, senza fare accenno alla rilevante importanza assunta, solo qualche tempo dopo la pubblicazione del Manuale, delle Scuole Alcologiche Territoriali (SAT).

Hudolin, infatti, proprio in questo periodo, vara un modello di formazione modulare organizzato per promuovere la formazione delle famiglie dei Club al loro ingresso nei programmi, attraverso la SAT di primo modulo, il loro aggiornamento da effettuarsi almeno ogni due anni, attraverso la SAT di secondo modulo, la formazione rivolta alle famiglie e a tutte le istituzioni e le aggregazioni della comunità locale, attraverso le SAT di terzo modulo.

Corre l’obbligo di chiarire all’attento lettore di oggi che la formazione, ridefinita educazione ecologica continua, rappresenta un elemento caratterizzante e fondamentale della teoria ecologico sociale, tant’è che si può affermare che Hudolin abbia pensato al Club e contemporaneamente ai percorsi e alle metodologie formative da sviluppare nei programmi alcologici territoriali. «Formazione e aggiornamento rappresentano il perno del sistema ecologico sociale nei programmi territoriali. Formazione e aggiornamento delle famiglie, degli operatori e delle comunità locali sono attivi già a partire dall’inizio dell’attività del primo Club degli alcolisti in trattamento in Italia» (Hudolin Vl., Sofferenza multidimensionale della famiglia, Padova, Eurocare, 1996, p. 116).

«La formazione è uno dei campi in cui il prof. Hudolin ha mostrato appieno la sua genialità, precorrendo i tempi, rendendo praticabile un processo formativo comune a persone con background culturali molto diversi tra loro, esaltando il valore dell’apprendimento esperienziale, intuendo che la sistematicità e l’omogeneità della formazione avrebbero costituito la rete di connessione del sistema dei Club» (NdR M. T. Salerno e M.G. Albano, Gli aspetti teorici dell’opera di Hudolin nella formazione, in G. Corlito e L. Santioli (a cura di), Vladimir Hudolin, Trento, Erickson, 2000, p. 87).

La formazione-educazione ecologica continua presente nel sistema dei Club è rivolta a tutti indistintamente, ovvero a chiunque abbia voglia di riflettere sui problemi alcolcorrelati e cambiare stile di vita sia per promozione personale, sia per necessità familiari, sia per interesse professionale. È un modello di formazione che, pur contenendo elementi di riconosciuto valore scientifico, viene appreso da tutti con grande facilità. È possibile affermare altrettanto per i livelli di apprendimento emotivo che, per essere estremamente vicini all’esperienza e alla vita di tutti, sono di immediata comprensione.

La formazione, facendo leva su un particolare intreccio di contenuti cognitivo-emozionali, stimola, generalmente, una significativa riflessione personale dei partecipanti.

La formazione hudoliniana, più che informare, tende a modificare i costrutti e le convinzioni comunemente trasmesse o apprese, diffuse anche da fonti autorevoli come Università, Istituzioni Sanitarie, letteratura e pubblicistica specializzata, grandi mezzi di comunicazione, per sostituirli con una nuova interpretazione dei problemi alcolcorrelati e complessi.

È un’azione educativa che attraverso vari metodi pedagogici prova a cambiare, nel suo complesso, il sostrato culturale e quindi il modo di pensare e di comportarsi delle persone, non solo in ambito alcologico ma anche nella vita di tutti i giorni.

Questa formazione è sostanzialmente un learning by doing, un imparare facendo, «una formazione complessa, a passo apparentemente lento, perché deve assimilare con il tempo anche valori etici, spirituali, ed essere trasversale rispetto a tutti coloro che a qualsiasi titolo, sono impegnati nei Club e nelle attività del sistema ecologico sociale» (NdR L. Colusso, I programmi di formazione in Italia, in Vl. Hudolin et al. (a cura), Club degli alcolisti in trattamento, Trieste, Scuola europea di Alcologia e Psichiatria Ecologia, 2001, p. 181).

Più volte Hudolin nei suoi scritti fa riferimento a figure formate per promuovere e proteggere la salute: gli «operatori della salute» proposti dall’OMS per lavorare nelle proprie comunità.

  • «Gli operatori della salute non sono medici, medici scalzi o altro. Sono formati per i compiti per i quali i medici non sono preparati in maniera adeguata» (NdR Banoo J. Coayaji, The Vadu Brudruk Project, World Health Forum, 3 (4), 1982, pp. 387-390). Si tratta di professionisti o di volontari non professionali o semplicemente di persone sensibilizzate, formate per diventare a loro volta formatori nelle comunità di appartenenza, disposte a lavorare per la promozione e protezione della salute generale. «L’operatore (il servitore-insegnante), nei programmi alcologici territoriali, non è necessariamente un terapeuta, un operatore professionale sanitario, psicologico o sociale, ma una persona che ha caratteristiche personali e una formazione di base tale da poter produrre una empatia e l’inizio del cambiamento di stile di vita in modo maturo e produttivo. Invece di terapia si potrebbe parlare di un processo socio-culturale» (Vl. Hudolin, 1996).
  • Per applicare una simile filosofia occorre un modello formativo con caratteristiche particolari, che può essere applicato su vasta scala e che richieda tempi brevi per una formazione di base essenziale e di facile apprendimento.
  •  

Il metodo Hudolin ha un modello di formazione altamente diffusibile, a basso costo, facilmente ripetibile, interdisciplinare e multiprofessionale, adatto per formare e aggiornare un grande numero di formatori, aperto alla collaborazione con i presìdi e le strutture socio-sanitarie territoriali, organizzato per essere continuamente aggiornato alla luce delle nuove conoscenze scientifiche, strutturalmente autopoietico (che si autoproduce). Tale modello soddisfa le condizioni per accreditarsi come un processo formativo estremamente efficace per sviluppare programmi di promozione e protezione della salute.

Il metodo Hudolin, grazie al suo approccio sistemico, mette in campo un’articolata e complessa «azione di comunità», che fonda la sua peculiarità proprio sulle innovative strategie di formazione-educazione ecologica continua.

«L’insegnante, la formazione e l’aggiornamento sono il perno del sistema ecologico sociale. Il sistema può funzionare se nel Club entra tutta la famiglia, e se le famiglie imparano a usare il Club per la soluzione dei propri problemi e -nel contempo- come aiutare altre famiglie a fare lo stesso» (Vl. Hudolin, Manuale 2001, p. 35).

Insomma, qualcosa di molto vicino ai modelli educativi che l’OMS propone anche per problemi di carattere squisitamente medico, ma che attraverso un cambiamento prima culturale e poi pratico possono apportare sostanziali giovamenti nella vita delle persone.

La totalità di questi elementi è insita nel Club ed è praticata dalle famiglie con problemi alcolcorrelati settimanalmente proprio come se seguissero un ciclo di formazione-educazione ecologica continua finalizzato ad una migliore qualità della vita a prescindere dalle problematicità contingenti del momento.

Il metodo ecologico sociale è un brillante esempio di modello pedagogico applicato al campo dell’educazione alla salute e alla vita, costruito nel tempo e sulla esperienza trentennale di migliaia di operatori e di famiglie che del loro problema hanno fatto una risorsa da reinvestire in una azione pratica di promozione e protezione della salute.

La formazione dei formatori

La formazione dei formatori avviene innanzitutto attraverso il Corso di Sensibilizzazione ai problemi Alcolcorrelati e Complessi e prosegue con la pratica settimanale come servitore-insegnante al club, nella riunione mensile di autosupervisione o intervisione (a cui sono tenuti a partecipare i servitori-insegnanti) nell’intervenire agli Interclub, insomma il learning by doing, l’imparare facendo, all’interno dei programmi alcologici territoriali.

Si arricchisce grazie allo studio della voluminosa letteratura e pubblicistica prodotta dal Sistema Ecologico Sociale (NdR G. Aquilino (2007), La formazione dei formatori nei programmi alcologici territoriali, Foggia, Claudio Grenzi Editore: in maniera ampia e approfondita il volume illustra e descrive il modello formativo hudoliniano. Vedi anche G. Aquilino, M.A. Papapietro e M.T. Salerno (2008), A lezione da Vladimir Hudolin, maestro del cambiamento umano, Trento, Erickson; G. Aquilino e Vl. Hudolin (2014), La rivista del Lavoro Sociale, vol. 14, n. 5).

            Prosegue attraverso livelli di educazione continua con la frequentazione dei sei sabati annuali, sei incontri su altrettanti temi organizzati dalle Arcat o di Corsi Monotematici brevi della durata generalmente di 16 ore su due/tre giorni, che trattano singoli aspetti metodologici.

Trova sicurezza nel tenere, in qualità d’insegnante, le Scuole Alcologiche Territoriali di primo, secondo e terzo modulo.

Si arricchisce nei forum sia locali che nazionali, istituiti da qualche anno, per approfondire tematiche nuove e aspetti valutati utili per la crescita del sistema ecologico-sociale. Si sviluppa nei Corsi di Sensibilizzazione con la co-conduzione e conduzione dei gruppi, con la co-direzione e direzione.

Si avvale dei due appuntamenti congressuali annuali, quello fisso di fine primavera ad Assisi dedicato alla spiritualità antropologica e quello delle famiglie dei Club Alcologici Territoriali che si svolge con sede itinerante nelle diverse regioni italiane ogni autunno. Trova vari momenti di perfezionamento. Prosegue nella riflessione personale, editando testi o pubblicando articoli, magari sullo stimolo di relazioni preparate per i convegni o per altre occasioni.

A leggere i vari momenti formativi messi a disposizione di famiglie e servitori-insegnanti, si può restare sorpresi dalla quantità di appuntamenti da frequentare per restare al passo con la formazione/educazione ecologica continua.

È bene, tuttavia, ricordare che il modello formativo hudoliniano ha alcune specifiche prerogative.

La prima è che ogni persona sceglie la formazione e il modulo formativo che meglio gli interessa o che sente più necessario o che per questioni logistiche si svolge nel posto più prossimo o più comodo per le sue esigenze. Infatti, nel Metodo Hudolin la formazione non ha una strutturazione gerarchico-propedeutica, per intenderci non si va per gradi di istruzione (come nella formazione scolastica tradizionale dalle elementari all’università), ma per percorsi di interesse-convenienza, ognuno sceglie di approfondire e di frequentare i moduli e gli aggiornamenti che più gli interessano e che più gli necessitano, ovvero la formazione che da un punto di vista pedagogico motiva gli adulti all’apprendimento.

La seconda è che tutti imparano da tutti, non ci sono formatori «fatti e finiti» e apprendisti «timidi e naïf», tutti possono contemporaneamente imparare e insegnare qualcosa in maniera reciproca e assolutamente paritaria (NdR «Non tutto si sa da quelli che sanno» recita una frase scolpita su di un archivolto in pietra presso la casa natale di Rocco Scotellaro (poeta e scrittore), nel centro storico di Tricarico (PZ)). Questo perché è fondamentale ricordare che la formazione hudoliniana si rivolge alla parte umana delle persone e quindi tutti hanno conoscenze e talenti umani da mettere in campo per una crescita personale e di gruppo che dura come direbbe lo psichiatra croato «fino ai fiori».

A termine di queste sintetiche considerazioni circa il modello formativo hudoliniano si può con motivata convinzione condividere l’affermazione che Vladimir Hudolin sia stato, oltre i suoi ruoli professionali e accademici e i suoi meriti scientifici in campo alcologico, un autentico promotore e maestro del cambiamento umano.

Poesia

C’è una scuola grande come il mondo./ Ci insegnano maestri, professori,/ avvocati,/ muratori,/ televisori, giornali,/ cartelli stradali,/ il sole, i temporali,/ le stelle./ […] / Di imparare non si finisce mai,/ e quel che non si sa/ è sempre più importante / di quel che si sa già./ Questa scuola è il mondo intero/ quanto è grosso: apri gli occhi e anche tu sarai promosso.

(G. Rodari, Una scuola grande come il mondo)

4.6.b Capitolo sesto di Vladimir Hudolin

La collaborazione con altri programmi

Il problema del rapporto fra i Club e gli altri servizi che si occupano dei programmi di controllo dei disturbi alcolcorrelati è spesso oggetto di discussione fra gli operatori dei Club e le famiglie in trattamento.

Esistono molti programmi pubblici e del cosiddetto «privato-sociale» che si occupano dei disturbi alcolcorrelati e delle persone che in vario modo ne soffrono.

I programmi di trattamento complesso, fra i quali rientra anche il trattamento nel Club, si distinguono dagli altri programmi perché sono parte integrante della protezione generale della salute e si occupano anche della prevenzione primaria dei disturbi alcolcorrelati. Inoltre, nel programma complesso, a differenza di molti altri programmi alternativi, una volta che si è creato il contatto con l’alcolista e la sua famiglia, questi non vengono più lasciati soli e senza sostegno.

Il programma complesso di controllo dei disturbi alcolcorrelati cerca di instaurare il massimo di collaborazione possibile con i servizi ospedalieri, con quelli extraospedalieri, con i programmi alternativi e con tutte le organizzazioni pubbliche e di volontariato che si occupano dei disturbi alcolcorrelati.

Affinché questa collaborazione possa dare buoni risultati, bisogna individuare con chiarezza i compiti di ogni singolo programma sul territorio per evitare che i programmi si sovrappongano l’uno all’altro; e perché non accada che mentre parte del territorio è servita da molti servizi, altre zone possano restare scoperte.

Fra i programmi di controllo dei disturbi alcolcorrelati che operano su di un determinato territorio, alcuni sono gestiti dalle organizzazioni di volontariato. È indispensabile una stretta collaborazione fra esse e i Club.

Una di queste organizzazioni è quella degli Alcolisti Anonimi, che svolgono un programma riabilitativo di gruppo veramente notevole, anche se, come è già stato detto, il loro lavoro si diversifica notevolmente dal lavoro che svolgono i Club degli alcolisti in trattamento.

La collaborazione con le varie strutture e i diversi servizi dovrebbe essere definita anche attraverso particolari accordi. I Club degli alcolisti in trattamento e i programmi complessi sul territorio devono operare in stretto contatto soprattutto con il servizio di medicina di base e con i servizi sociali di zona. Dovrebbero inoltre rappresentare il più importante punto di sostegno della rete territoriale di protezione e promozione della salute.

I Club, su questi argomenti, esprimono spesso orientamenti diversi. Alcuni Club cercano di occuparsi di tutti gli aspetti della protezione e della promozione della salute nel campo dei disturbi alcolcorrelati, anche quando esistono servizi organizzati e finanziati a questo scopo. Un esempio ci può venire dai programmi di formazione e di prevenzione dei disturbi alcolcorrelati nelle scuole. Il Club può, in alcuni casi, se richiesto, offrire il suo aiuto. Deve però valutare attentamente le proprie possibilità e le proprie forze. Il Club da solo non dovrebbe rappresentare l’intero programma territoriale.

Un altro problema ci viene, ad esempio, da chi sostiene che una famiglia potrebbe essere meglio aiutata e supportata se partecipasse a diversi programmi, ad esempio sia al Club degli alcolisti in trattamento che contemporaneamente al gruppo degli Alcolisti Anonimi.

Se una famiglia partecipa al gruppo degli Alcolisti Anonimi con buoni risultati bisogna che questa sua scelta venga sostenuta fino in fondo, così come dovrebbe essere sostenuta la scelta di un qualsiasi altro programma. Non è bene, e non ha alcun senso, la partecipazione contemporanea a diversi programmi.

Quando il membro del Club necessita di una cura specifica o di un trattamento particolare, la decisione deve essere lasciata al medico. Se il medico richiede l’aiuto e la collaborazione del Club solo allora il Club dovrà intervenire nel merito. Ogni Club dovrebbe essere consapevole delle proprie possibilità e di quelle del proprio operatore e dovrebbe sapere se è in grado di assumersi o meno una tale responsabilità.

La formazione degli operatori

Data la grande diffusione dell’alcolismo, sono molte le famiglie che necessitano di un aiuto prolungato nel tempo; per questo motivo vi è estremo bisogno di organizzazioni che si fondano sull’autoaiuto e sull’autoprotezione. L’approccio complesso psico-medico-sociale dei Club degli alcolisti in trattamento richiede il coinvolgimento e la sensibilizzazione di numerosi operatori formati per svolgere questa attività.

Basti citare i circa 1.300 Club esistenti in Italia, per comprendere la necessità di operatori che, oltre al lavoro di Club, dovranno essere inseriti nei programmi territoriali di controllo dei disturbi alcolcorrelati. La formazione e l’aggiornamento di questi operatori richiedono programmi diversificati e a più livelli.

Anzitutto questi programmi devono avere carattere unitario. L’unitarietà è necessaria per impedire differenze nel lavoro dei Club e conseguenti malintesi. Il confronto dovrebbe svolgersi in appositi incontri di carattere professionale e scientifico degli operatori, e non nei Club degli alcolisti in trattamento.

Preme qui ricordare brevemente alcune fondamentali caratteristiche comuni a diverse esperienze di formazione, e quindi anche alla formazione in campo alcologico.

La formazione deve avere uno scopo ben definito. Nel nostro caso, lo scopo è motivare chi partecipa al corso a entrare nei programmi. Bisogna tener conto di questo quando si prepara il programma di insegnamento. Nei Club degli alcolisti in trattamento lavorano numerosi operatori che appartengono a diverse categorie professionali e al mondo del volontariato: il programma di formazione deve essere studiato per il gruppo a cui si rivolge. La formazione può essere più mirata e accurata, se si selezionano i destinatari del corso. Si può scegliere, ad esempio, di rivolgersi ai soli operatori sanitari, o ai soli medici, e così via. Anche in questo caso il programma deve essere adattato alle caratteristiche del gruppo scelto.

Non ha senso investire molto tempo in lezioni che non potranno essere comprese dai partecipanti o nelle quali si affrontano problemi che nella pratica di lavoro non si incontreranno mai. Se non si tiene conto di questo si corre il rischio che i partecipanti si sentano demotivati al lavoro, perché il programma sembra loro troppo pesante, e finisce per farli dubitare delle loro possibilità.

Nell’insegnamento si deve garantire un forte coinvolgimento dei partecipanti, che devono essere stimolati a intervenire attraverso la discussione e le esperienze di tirocinio. L’insegnamento richiede puntualità, partecipazione e attività di tutti, docenti e discenti.

Il programma di insegnamento deve essere costantemente aggiornato.

Vi possono essere delle difficoltà se il gruppo dei partecipanti non è omogeneo: può darsi ad esempio che una parte del gruppo sia già a conoscenza di quanto viene insegnato. Sta alla bravura dell’insegnante presentare quanto è già noto in modo da destare un rinnovato interesse.

Bisogna anche tenere conto della scelta degli insegnanti. Neppure il migliore esperto otterrà buoni risultati, se non sarà in grado di creare interazioni positive nel gruppo dei partecipanti e se non saprà trasmettere con molta chiarezza le proprie conoscenze a tutti, senza tener conto dei diversi livelli di conoscenza.

I programmi di insegnamento, così come la scelta dei partecipanti e degli insegnanti, sarà molto più costruttiva ed efficace se esiste un Centro alcologico territoriale.

Naturalmente non basta un breve corso di formazione per inserirsi nel lavoro territoriale dei programmi di controllo dei disturbi alcolcorrelati e nel lavoro dei Club degli alcolisti in trattamento.

È necessario che nei partecipanti stessi si verifichi un cambiamento; deve mutare il loro rapporto nei confronti dell’alcol, dell’alcolismo e degli alcolisti. È necessario inoltre un cambiamento personale: è difficile trasmettere agli altri la necessità di cambiare il proprio comportamento se l’operatore stesso non è convinto di questo e se non è in grado di modificare anzitutto il proprio comportamento.

Per riuscire a ottenere un cambiamento è necessario un certo periodo di tempo; si dà modo così ai partecipanti di far lievitare questa esperienza, dopo la crisi iniziale che provoca la necessità del cambiamento.

Le interazioni emozionali fra i partecipanti, e fra i partecipanti e gli insegnanti, favoriranno il cambiamento. L’esperienza ha dimostrato che per avviare questo processo è necessaria almeno una settimana. Nel corso di formazione è bene prevedere degli spazi per le attività sociali, per permettere ai partecipanti di discutere sulla necessità del cambiamento in un’atmosfera rilassata e amichevole. Nell’ambito del processo di formazione bisogna anche progettare l’operatività e valutare la possibilità dei corsisti di attivarsi immediatamente nei programmi. Questo sarà possibile attraverso il graduale inserimento nel programma territoriale, mediante frequenti discussioni con gli operatori, con la presenza agli incontri dei Club, parlando con gli alcolisti e i loro familiari, con gli esperti, con le autorità e le figure significative della comunità. È bene sperimentare anche il lavoro con l’alcolista, ad esempio mediante delle simulazioni o facendo ricorso allo psicodramma.

La pratica di lavoro non si può imparare con la teoria, ma solo facendola. Al corso di formazione dovrebbe far seguito una continua verifica. È bene operare una valutazione iniziale e poi delle verifiche in itinere e alla fine del corso; altre valutazioni saranno effettuate, a intervalli prefissati, ad esempio ogni sei mesi, nel corso della pratica di lavoro. Per tali valutazioni occorre munirsi degli strumenti necessari.

Non possiamo dilungarci su tutti gli aspetti e su tutte le difficoltà della valutazione e della preparazione degli strumenti necessari, come ad esempio i questionari. Diremo solo che è relativamente facile valutare l’incremento delle conoscenze dei partecipanti ad un corso; è molto più difficile valutare il loro cambiamento comportamentale. Ancora più difficile sarà valutare i risultati del lavoro nel Club degli alcolisti in trattamento.

È difficile avere chiaro di cosa bisogna tenere conto: del cambiamento dell’operatore, della sua motivazione, dei cambiamenti che avvengono nel Club dove egli lavora, dei cambiamenti nei servizi con cui collabora, o di altro ancora.

Dovremo valutare il risultato ottenuto dal singolo alcolista, dalla famiglia o dalla comunità? E comunque, se è questo che si deve valutare resta aperto l’interrogativo su quali sono gli strumenti che si devono usare. Ancora più difficile sarà poi valutare i risultati ottenuti nella prevenzione primaria.

Tutto questo per dire che la formazione e l’aggiornamento sono procedure complesse e non sempre esistono strumenti ben definiti. Anche in questo caso il Centro alcologico territoriale ha una grande importanza.

Ad un livello più elevato bisogna organizzare l’aggiornamento continuo su specifici aspetti del lavoro. Nella prassi si è mostrato molto efficace un corso, cosiddetto dei 6 mesi o delle 300 ore, che offre la possibilità di preparare l’operatore anche per un ulteriore impegno nell’insegnamento sia alle famiglie, sia alla popolazione generale che ai futuri operatori.

La supervisione nel lavoro dei Club

La maggior parte dei manuali di solito non dedica molta attenzione alla supervisione dell’attività dei programmi alcologici. La supervisione spesso viene avvertita come un controllo, e quindi non sempre viene accettata volentieri.

Il lavoro di supervisione richiede una grande preparazione, una notevole esperienza personale e di vita e anche una solida struttura di personalità. La supervisione è una parte indispensabile nel processo di formazione degli operatori e così pure in seguito, nella pratica di lavoro, sia nelle attività dei programmi territoriali che nel lavoro dei Club. È parte integrante del processo di formazione, specie per quanto riguarda i futuri operatori dei programmi. Alcune scuole hanno inserito nei loro programmi di insegnamento la supervisione. Purtroppo, per quanto concerne i disturbi alcolcorrelati, sia gli studi teorici che la prassi operativa, e quindi anche la supervisione, lasciano molto a desiderare.

Un ulteriore problema è dato dalla necessità di trovare un adeguato numero di supervisori che abbiano le caratteristiche di cui abbiamo parlato prima. Una difficoltà è data anche dalla mancanza di servizi disponibili e preparati ad accogliere i molti studenti che hanno bisogno di questo insegnamento. Di solito i supervisori che lavorano in questi servizi si occupano della supervisione come di un’attività estemporanea, svolta al di fuori dei normali impegni di lavoro. Spesso ci si chiede quanti operatori può seguire un supervisore. L’ideale è che un supervisore abbia da uno a tre operatori al massimo. Naturalmente questo non è possibile. La supervisione non è esente da condizionamenti ideologici o politici; abbiamo già visto il caso degli studenti delle scuole per assistenti sociali a Cuba (Gonzales T.M., 1986).

La supervisione, nei programmi territoriali e nei Club degli alcolisti in trattamento, può essere organizzata molto bene dai Centri alcologici territoriali, se questi esistono e collaborano con i Club. La supervisione dovrebbe essere organizzata anche nei servizi ospedalieri e nelle altre strutture di trattamento.

Al supervisore si richiede, come è già stato detto, di conoscere a fondo il problema. In pratica, il supervisore, deve essere un bravo formatore e tener conto che nel programma lavorano sia operatori professionisti che volontari; e che questi ultimi hanno iniziato a operare con gli alcolisti sulla base del principio che è «meglio fare qualcosa piuttosto che non fare nulla». È ovvio quindi che i Centri alcologici territoriali dovrebbero provvedere anche alla formazione dei futuri supervisori. Il supervisore deve anche avere una grande esperienza di operatività. Non è bene che la supervisione venga svolta da una persona che ha ottime conoscenze teoriche, ma che non lavora o che addirittura non ha mai lavorato nei programmi pratici. Il supervisore dovrebbe inoltre avere anche una grande esperienza di vita, per non trovarsi in imbarazzo davanti ai problemi che incontrerà nel suo lavoro di supervisione.

La supervisione si può fare anche ad un gruppo di più operatori. La migliore super-visione è quella che si fa direttamente nel Club, e non tramite specchi unidirezionali con una osservazione indiretta. Una forma di supervisione la si fa nelle riunioni periodiche degli operatori di un dato territorio. Sarebbe bene organizzare dei corsi specifici per i supervisori.

Il Club e le ricerche scientifiche

La protezione e la promozione della salute richiedono indagini scientifiche approfondite e continue.

Inoltre i risultati dovrebbero essere reinvestiti quanto prima possibile nella pratica quotidiana di lavoro. Se ciò non avviene, il progresso scientifico si arresta.

Anche i Club degli alcolisti in trattamento devono prestare la dovuta attenzione al lavoro di ricerca.

Le ricerche scientifiche costituiscono il modo migliore e più economico per la formazione degli operatori e dei membri del Club. Si viene così a disporre di dati senza i quali non è possibile organizzare un programma di controllo dei disturbi alcolcorrelati che dia buoni risultati.

Le indagini scientifiche che non interessano direttamente il lavoro dei Club dovrebbero essere pianificate dal Centro alcologico territoriale, che a questo fine dovrebbe appoggiarsi sia alle istituzioni pubbliche che all’iniziativa privata.

Le ricerche che possono maggiormente aiutare nella pratica di lavoro territoriale sono quelle epidemiologiche, valutative e applicative.

Queste ricerche possono fornire i dati necessari per la progettazione dei programmi e per la pianificazione della formazione. I dati ottenuti con le ricerche epidemiologiche servono per la progettazione di programmi di controllo dei disturbi alcolcorrelati nella comunità. Le ricerche valutative servono a verificare i risultati degli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione. L’operatore e i membri del Club devono dedicare tutta la loro attenzione agli alcolisti e alle famiglie che abbandonano il Club, e non solo a quanti partecipano sempre e regolarmente.

È indispensabile sottoporre a verifica i risultati dei programmi; naturalmente si parla di verifica scientifica e non di verifica emozionale o empirica: sappiamo benissimo che ognuno di noi incorre facilmente nell’errore di vedere solo ciò che vuole vedere.

Il diploma che il membro del Club riceve dopo un determinato periodo di astinenza è un modo molto semplice per valutare il lavoro del Club e dà modo di seguire per un periodo prolungato i suoi membri.

Però con il diploma si valuta solamente uno dei risultati del trattamento, e cioè l’astinenza. Sarebbe molto più importante, come si è già detto, poter valutare il cambiamento comportamentale, la modificazione dello stile di vita del singolo, della famiglia e della comunità nella quale il Club agisce. Per un Club sarà difficile condurre queste ricerche senza l’aiuto di un Centro alcologico territoriale.

Le ricerche applicative permettono inoltre di studiare l’andamento del trattamento nel Club e di suggerire eventuali correzioni dei programmi.

Le ricerche sono infine necessarie per l’organizzazione della supervisione. Sarebbe opportuno che all’attività di ricerca scientifica sui problemi e sui programmi alcolcorrelati partecipassero i diversi servizi socio-sanitari in collaborazione con il Centro alcologico territoriale. Oltre alle ricerche alle quali devono partecipare direttamente i Club degli alcolisti in trattamento, in alcologia esistono numerosi altri livelli e campi di indagine scientifica. Naturalmente i Club degli alcolisti in trattamento devono essere disponibili ad applicare nel loro lavoro i risultati delle indagini scientifiche.

Gli operatori del Club e il bere

Il fatto che gli operatori socio-sanitari, e in specie quelli che si occupano dei disturbi alcolcorrelati, bevano, provoca accese discussioni e suscita notevole interesse.

Gli operatori devono essere astinenti o possono bere? Ci riferiamo in particolare agli operatori che lavorano nei programmi di prevenzione dei disturbi alcolcorrelati, nel trattamento e nella riabilitazione degli alcolisti, nei Club degli alcolisti in trattamento o che si occupano dell’educazione sanitaria dei giovani.

Non è facile rispondere a questo interrogativo. Sappiamo che il bere è largamente accettato e che non esiste in proposito una opinione univoca. È difficile pensare che un operatore che non ha una propria opinione chiara sul bere alcolici possa fare educazione sanitaria in modo efficace. La comunicazione verbale e quella non verbale non dovrebbe essere fonte di ambiguità e chi non ha le idee chiare a proposito delle bevande alcoliche non può dare sufficienti garanzie.

Le opinioni sul bere degli operatori di Club sono diverse: vi è chi chiede loro una totale astinenza e chi ritiene che il loro eventuale bere sia ininfluente sul lavoro nel Club. In ogni caso, qualunque sia la decisione che l’operatore prende riguardo al bere, il suo rapporto con l’alcol deve essere chiaro e deve basarsi su una decisione personale.

Certo è molto più facile chiedere agli altri, siano questi alcolisti o bevitori moderati, di cambiare il proprio comportamento, se l’operatore ha fatto la scelta dell’astinenza. L’operatore non dovrebbe assolutamente bere in presenza degli alcolisti. È impossibile, con il bicchiere in mano, chiedere l’astinenza agli alcolisti e ai loro familiari.

Il cambiamento del proprio stile di vita è difficile e richiede, per un consumatore moderato, operatore di Club o meno, un lungo periodo di tempo. Prende sempre più piede l’opinione che il fattore più importante per il lavoro in alcologia sia la personalità dell’operatore. Operatori con conoscenze anche minime possono lavorare molto bene nel Club, se possiedono caratteristiche personali positive; al contrario, le migliori conoscenze non garantiscono buoni risultati se l’operatore ha una personalità disturbata.

La comunità multifamiliare del Club influenza tutti i suoi membri; quindi anche l’operatore. I cambiamenti che toccano i membri della comunità toccano anche l’operatore. Il cambiamento non è uguale per tutti, ma dipende dalla disponibilità di ognuno a scegliere il modello comportamentale che meglio gli si addice.

L’alcolista operatore di Club

Anche questa è una questione che viene spesso dibattuta, sia fra gli operatori che fra i membri del Club. Non vi è alcun dubbio che l’operatore professionista, se è formato adeguatamente, e se è costantemente aggiornato, catalizza nel modo migliore le interazioni del Club. È importante inoltre che sia motivato al lavoro, che abbia risolto i propri problemi riguardo al bere e che sia attivo nei lavori di ricerca. Pretendere di avere di regola operatori di tale competenza sembra quasi un’utopia. Bisogna perciò accontentarsi dell’esistente.

Come soddisfare la grande richiesta di operatori?

Ogni anno vengono dimessi dal trattamento ospedaliero molti alcolisti, e tutti necessitano di un trattamento prolungato nel Club. Il Club fa parte del programma complesso di controllo dei disturbi alcolcorrelati e quindi l’operatore ha il compito di partecipare, oltre che alle attività del Club, anche all’organizzazione della prevenzione primaria. Questo comporta un enorme lavoro per un gran numero di operatori.

Una situazione simile si presenta anche in quelle regioni italiane dove il numero dei Club e degli altri programmi di controllo dei disturbi alcolcorrelati è in costante aumento. Dove e come trovare gli operatori professionali? In Croazia la legge sulla protezione sanitaria e sulla previdenza sociale richiede che queste attività vengano svolte dal servizio di protezione primaria della salute, condotta dal medico di base, dal medico della medicina del lavoro e dal medico scolastico.

Tali medici, però, non sono né formati, né tanto meno motivati a questo lavoro.

Quando ci si imbatte in famiglie con problemi alcolcorrelati sono due possibilità: abbandonarle al loro destino, perché non esistono professionisti in grado di occuparsi dei loro problemi, oppure fare qualcosa, sempre in base al noto principio che «fare qualcosa è sempre meglio che non fare niente».

Naturalmente bisogna coinvolgere in questa attività il maggior numero possibile di operatori professionisti e di volontari.

Le persone più adatte e più pronte a rispondere a queste necessità, se non esistono operatori disponibili, sono, a determinate condizioni, l’alcolista insieme ai membri della sua famiglia. La condizione più importante è che si provveda alla loro formazione.

Come scegliere gli operatori per il lavoro nei Club, in special modo per quanto riguarda gli alcolisti, è un problema che va adeguatamente valutato. Questa scelta potrebbe essere operata, per tutti gli operatori, dal Centro alcologico territoriale, Centro che in questo come in altri importanti ambiti ha un ruolo fondamentale nella regia complessiva dei programmi, come più volte abbiamo avuto modo di dire.

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3 commenti su “ASPETTI STRUTTURALI FORMAZIONE OPERATORI”

  1. RILFESSIONI 24 ^ USCITA Questo Capitolo dedica particolare attenzione al ruolo del Servitore Insegnante. Nel metodo non esistono gerarchie burocratiche a altro, ma il ruolo che copre il Servitore Insegnante è fondamentale all’interno dei Club. Negli tale figura ottiene una preparazione molto completa sia con l’esperienza acquisita ma soprattutto per i continui corsi di formazione attuati. Ricordo che la formazione non ha una durata, non termina mai come insegna e ricorda spesso il Manuale. Il Servitore è un

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  2. una figura di riferimento per tutti, sempre disponibile ad ad ascoltare le famiglie, e quando serve anche riesce anche ad essere un padre che da buoni consigli ai propri figli, anche con un po’ di severità se serve. Noi al Club Cometa aspettiamo con ansia il ritorno di Simone, ci manca la sua presenza e la sua esperienza, attendiamo con trepidazione il suo ritorno tra noi.Un abbraccio Gerardo.

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  3. RIFLESSIONI 24° USCITA

    “Le persone più adatte ad intraprendere il cammino da Servitore Insegnante, se non esistono operatori
    disponibili, sono, a determinate condizioni, la persona con problemi alcolcorrelati e complessi insieme ai membri della sua famiglia. La
    condizione più importante è che si provveda alla loro formazione.”
    Questo dice Hudolin alla fine di un ragionamento complesso molto intrigante e reale, condito da un’enorme consapevolezza dell’alto valore umano ed etico che le famiglie dei Clubs possono avere,a patto di una larga partecipazione ed adesione ai programmi.
    È sicuramente una strada di riscatto e vittoria sociale,che personalmente intrapresi all’inizio con forte gioia e voglia di fare e dare:
    Ricordo le prime serate di Club al Germoglio,dopo la riapertura, dove a fare Club più volte ci trovavamo in 2,ero spaesato e anche timoroso,non so ancora di cosa!
    Andammo avanti così per settimane e settimane,poi il paese iniziò a sapere del Club, iniziarono a chiamare,e pian piano il Germoglio sbocciò,con l’entrata di molte famiglie,in tanti periodi anche troppe per un solo Club, la maggior parte sono rimaste, tutt’oggi.
    Ad ora,dopo 5 anni di lavori,posso dire di essere assolutamente d’accordo con Hudolin,che parla dell’importanza di formarsi ed aggiornarsi continuamente,ma che sottolinea in maniera assolutistica il bagaglio esperienziale,in continua evoluzione.
    Proprio in questo mi ritrovo,non c’è serata al Club dove vado via senza qualcosa di nuovo,vivo,che le famiglie mi regalano,di volta in volta,e che mi aiutano nel processo di crescita e cambiamento a cui mi sto sottoponendo,con gioia e serenità!

    Introduce poi un concetto a me caro,parla del diploma annuo di sobrietà,dandogli il giusto peso e valore.
    Infatti è un riconoscimento che abbraccia esclusivamente l’astensione dall’usare sostanze,ma non può pesare quello che dovrebbe essere il vero obbiettivo,vale a dire il cambiamento di stile di vita e di crescita spirituale.In pratica si parte dall’astenersi per arrivare a qualcosa di molto più grande, elevato,bello.

    Fa’ poi riferimento agli Alcolisti anonimi,elogia il loro lavoro,pur se distante dal nostro.
    Penso che siano necessari come lo siamo noi e tutto ciò che offre programmi atti alla promozione della salute, ogni essere umano è unico e deve trovare la sua strada,se la strada è solo una forse non la prenderà!
    Concordo sul fatto che, però, qualsiasi sia la strada inteapresa,bisogna prendere quella e quella soltanto,con il massimo impegno.
    Inutile o forse anche dannoso fare più percorsi insieme.

    Non finisce mai di parlare, infine,del Centro Ecologico Sociale Territoriale Funzionale,suo vero sogno.

    Bruno.

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