Le complicanze psichiche e i disturbi alcol correlati.

Uscita Tredicesima 2. I DISTURBI ALCOL CORRELATI A BRESCIA

4.1 – Capitolo quarto

4.1.a Introduzione Michele Parisi servitore insegnante di Club

Se prendessimo in considerazione il pensiero di molte persone che si dilettano a discutere, spesso con grande presunzione, di disturbi alcol correlati e di problemi psichici, questo capitolo sarebbe di scarsissima rilevanza, poiché i problemi e i disturbi alcol correlati vengono considerati, nella quasi totalità, secondari ad un disturbo psichico (il più gettonato è la depressione).

Ancora più grave è il fatto che anche la quasi totalità degli psichiatri concorda con questa ipotesi.

Hudolin è sicuramente lo studioso che con più convinzione è riuscito a scardinare questa falsa credenza, affermando che nel 90% dei casi i problemi psichici sono secondari al comportamento alcolico e solo nel 10% dei casi è possibile affermare il contrario.

Questo dato è la conseguenza della profonda e vasta conoscenza delle persone e delle famiglie con problemi alcolcorrelati che Hudolin, attraverso la sua «creatura», i Club, è riuscito ad acquisire e non attraverso studi su popolazioni ristrette e osservate solo in contesti psichiatrici, ambulatoriali o di degenza.

Proprio attraverso questa osservazione partecipata con decine di migliaia di famiglie, Hudolin formulò i concetti di psichiatria alcologica e di alcologia psichiatrica (cfr. Vl. Hudolin, Sofferenza multidimensionale della famiglia, 1995, pp. 88-90), allo scopo di mantenere un rapporto interdisciplinare tra alcologia e psichiatria, che sono ormai divenuti patrimonio dell’insegnamento attraverso le Scuole Alcologiche Territoriali, e arrivò alla conclusione che in molte persone non esiste necessariamente una causalità tra i due problemi e, data la loro alta frequenza, possono coesistere in modo casuale.

Dalle false credenze diffuse nel mondo professionale è nata la tendenza a psichiatrizzare in modo improprio tantissime famiglie con problemi edisturbi alcol correlati, che solo dopo l’ingresso nei Club sono riuscite a liberarsi da questo ulteriore e ancor più pesante stigma che impropriamente era stato loro attribuito.

La rivoluzione culturale di Hudolin rispetto ai problemi alcolcorrelati si evidenzia anche nel paragrafo dedicato all’ubriachezza patologica, in cui già allora affermava che non può esserci distinzione fra ubriachezza e ubriachezza patologica, poiché ogni stato di ubriachezza è di per sé già patologico. Oggi, ma solo oggi, è a tutti evidente come il mondo scientifico abbia finalmente riconosciuto le ragioni di Hudolin.

Altro aspetto fondamentale è quello legato al suicidio delle persone con problemi alcolcorrelati che ancora oggi viene enormemente sottovalutato.

Hudolin, anche attraverso diversi studi effettuati, sottolineava quanto fosse frequente tale evenienza e quale attenzione bisogna mostrare sia da parte dei professionisti che dei volontari, servitori insegnanti, dei CAT. Le scarse e distorte conoscenze dei legami tra problemi psichici e problemi alcolcorrelati richiama un’altra costante preoccupazione di Hudolin: la formazione e l’aggiornamento dei volontari, ma anche dei professionisti.

Nel sistema dei Club Hudolin ha creato un sistema formativo, ispirato ai principi dell’educazione degli adulti dell’OMS che, se seguito, è molto efficace, mentre non si può dire altrettanto della formazione socio-sanitaria «ufficiale», che non tiene ancora pienamente conto delle indicazioni di Hudolin, le quali, se conosciute e applicate dagli operatori socio-sanitari, migliorerebbero enormemente la salute delle nostre comunità.

Un ultimo accenno merita il concetto ormai desueto di «demenza etica», che Hudolin accenna a proposito della violenza esercitata dalle persone che usano l’alcol e che hanno sviluppato una «gelosia morbosa» o che si configura negli stadi più avanzati con un «delirio cronico di gelosia».

Essa si riferisce alla mancanza del senso di responsabilità che è abbastanza frequente nelle persone che usano l’alcol; tale mancanza è stata più volte sottolineata da Hudolin, infatti i Club promuovono costantemente il processo di cambiamento, grazie all’impegno costante nella frequenza del Club e nella partecipazione al lavoro associativo. Hudolin attribuiva grande importanza ai temi etici e in particolare alla centralità delle persone e delle famiglie con problemi alcolcorrelati, che sono i protagonisti imprescindibili di quel rivoluzionario esperimento sociale di salute mentale che sono i Club.

4.1.b – Capitolo primo Hudolin

Considerazioni generali

L’alcol può provocare numerosi disturbi psichici, sia nella fase di intossicazione acuta, che nella fase di assunzione cronica.

Di regola nell’alcolista sono presenti disturbi alcol correlati e psichici e quasi sempre disturbi comportamentali che vengono interpretati, erroneamente, come disturbi primari rispetto all’alcolismo. Nevrosi e psicopatie vengono spesso interpretate in tal senso (NdR Qui Hudolin utilizza la vecchia terminologia diagnostica della tradizione psichiatrica europea, oggi per «nevrosi» intendiamo i disturbi d’ansia e quelli dell’umore di minor gravità clinica, mentre per «psicopatie» si intendevano allora «i disturbi del carattere», oggi diremo «disturbi della personalità»).

Non vi è dubbio che vi possano essere casi in cui nevrosi e psicopatie sono effettivamente disturbi primari e l’alcolismo secondario. Nella maggior parte dei casi, però, abbiamo a che fare piuttosto con delle pseudonevrosi o con delle pseudopsicopatie (NdR Hudolin si riferisce al fatto che questi quadri sindromici sono conseguenti al consumo di alcol). Quando l’alcolista chiede aiuto di solito la sua situazione è grave e diventa molto difficile fare una corretta analisi differenziale del quadro clinico, sia in termini psicopatologici che psicodinamici o anche in termini di dinamica sociale.

Il bere modifica non solo il comportamento dell’alcolista ma anche quello complessivo della sua famiglia e oggi si presta giustamente molta attenzione non solo all’alcolista, ma anche al suo ambiente familiare e lavorativo.

Molte ricerche dimostrano che questi disturbi comportamentali non sono specifici dell’alcolismo, ma possono avere altre cause, anche se a prima vista è il problema alcol ad apparire maggiormente. All’inizio l’alcolista cerca di nascondere il suo problema alla famiglia, ma soprattutto all’esterno, nell’ambiente di lavoro e agli occhi della comunità. La famiglia in una prima fase è sostanzialmente complice in questo.

Si consolida poi col tempo, all’interno della famiglia, una nuova «omeostasi disfunzionale» che contribuisce a renderla unita, ma di fatto impedisce la corretta crescita e la normale maturazione dei membri.

Col tempo si assiste ad un progressivo degrado dell’alcolista, che, assieme alla sua famiglia, non è più in condizione di mantenere il suo status sociale. Il rapporto con il proprio contesto di appartenenza si deteriora; l’alcolista comincia a essere roso dalla gelosia e inizia ad accampare le scuse più assurde per nascondere il suo stato di dipendenza. Anche le amnesie diventano sempre più frequenti.

Intossicazione acuta

L’alcol, dopo aver avuto per un primo breve periodo un effetto stimolante sul sistema nervoso centrale, successivamente agisce come agente depressore. Il soggetto ubriaco all’inizio è vivace, iperattivo; subentra poi una fase di rallentamento che porta al sonno o, se la concentrazione di alcol nel sangue è particolarmente alta, al coma alcolico. Lo stato di intossicazione acuta determina calo dell’ossigeno nei tessuti, con conseguenze anche gravi per il funzionamento delle cellule cerebrali. È tipica l’azione dell’alcol sui centri dell’equilibrio: il soggetto ha un incedere insicuro e a stento sa reggersi in piedi. La gravità del quadro clinico dipende dalla concentrazione di alcol nel sangue. Una concentrazione superiore al 5‰ provoca il coma e quindi la morte.

Dell’intossicazione acuta da alcol abbiamo già parlato. Qui vogliamo soffermarci sull’incidenza che essa ha sulle modificazioni psicocomportamentali dell’alcolista.

La definizione dell’intossicazione acuta da alcol, nei suoi diversi gradi, non dipende solo dalla concentrazione di alcol nel sangue e dai sintomi clinici, ma anche da numerosi altri fattori; dipende soprattutto dal giudizio che la società dà del consumo di bevande alcoliche. È difficile parlare dell’intossicazione acuta da alcol come di una malattia, anche in presenza di precisi sintomi clinici, o parlare a questo proposito di comportamento disturbato, in una società che accetta il consumo degli alcolici come uno dei modelli normali di comportamento.

Tanto che si parla di consumo, e non di abuso, e di bere accettabile, sociale, moderato, anche se questo cosiddetto bere moderato non è mai stato definito e varia comunque da situazione a situazione.

E abbiamo già detto e spiegato che l’uso è nello stesso tempo anche abuso.

Alcolismo depressione disturbi alcol correlati a Brescia

Tutti gli operatori che si occupano di alcolismo devono essere a conoscenza del fatto che nell’alcolista gli episodi depressivi si manifestano con una certa frequenza.

La depressione nell’alcolista può essere causa di suicidio, suicidio che è più frequente nel gruppo degli alcolisti rispetto alla popolazione generale.

Spesso la depressione è primaria e precede l’alcolismo: il soggetto in questi casi ricorre all’alcol per superare le crisi depressive. Siamo cioè in presenza di un alcolismo cosiddetto secondario. Bisogna sottolineare che uno stato depressivo acuto può seguire ad una fase iniziale di astinenza in quanto viene a mancare l’azione psicoattiva dell’alcol. Proprio in questi casi è più frequente il suicidio. Per questo motivo nei casi di depressione negli alcolisti è sempre bene consultare lo psichiatra o ricoverare l’alcolista in ospedale.

Questo vale particolarmente nel Club degli alcolisti in trattamento quando l’operatore del Club non è uno psichiatra.

Di questo parleremo più diffusamente nel capitolo della terapia (NdR Il «Club degli alcolisti in trattamento» è il nome attribuito da Hudolin alle comunità multifamiliari da lui «inventate». Cadendo i termini «alcolista» e «trattamento», il Congresso Nazionale dell’AICAT tenuto a Paestum nel 2010 ha scelto, dopo una amplissima consultazione, il nuovo nome di «Club Alcologico Territoriale», conservando l’acronimo CAT.

 Negli anni successivi alla pubblicazione del Manuale (1993-1996) Hudolin propose di modificare il termine per indicare l’operatore professionale o volontario, che si occupa della facilitazione della comunicazione nel Club, in quello più pertinente di «servitore-insegnante», che indica il «servizio» che svolge nel Club e l’»insegnamento» nelle Scuole Alcologiche Territoriali, iniziativa che stava prendendo corpo proprio in quegli anni).

L’inizio del trattamento coincide molto spesso con uno stato di peggioramento delle condizioni generali dell’alcolista, in quanto viene improvvisamente a mancare la sostanza, l’alcol, che veniva presa in funzione antidepressiva.

L’operatore deve essere consapevole di questa eventualità.

Al minimo segnale di crisi depressiva o nei casi dubbi, è bene iniziare un trattamento con antidepressivi o ricorrere all’ospedalizzazione. È possibile che lo stato depressivo sia invece secondario all’alcolismo e si manifesti nel corso del suo sviluppo o durante l’astinenza terapeutica. Anche in questo caso si agirà allo stesso modo: trattamento antidepressivo e se necessario ospedalizzazione.

Quando l’alcolista, da sobrio, prende atto della sua condizione, è abbastanza normale che si manifesti uno stato di depressione, che di regola viene presto superata. In letteratura viene spesso descritta l’importanza della depressione come fattore eziologico di alcolismo.

Ubriachezza patologica e disturbi alcol correlati

disturbi alcol correlati.

È una manifestazione di grave intossicazione con caratteristiche comportamentali particolari, che insorge spesso anche dopo l’assunzione di modeste quantità di alcol. La definizione di ubriachezza patologica è poco felice, e oggi si tende ad abbandonarla.

Ogni stato di ubriachezza è patologico. Invece definendo «patologico» un determinato stato di ubriachezza, si potrebbe far credere che esista uno stato di ubriachezza «non patologico». Il che ovviamente non è. Sarà comunque molto difficile abbandonare questo termine, perché è ormai di uso corrente nella letteratura scientifica.

Lo stato di ubriachezza patologica si manifesta all’improvviso.

Comporta restrizione del campo di coscienza, agitazione psicomotoria, aggressività. Il soggetto non conserva il ricordo di quanto gli è accaduto (amnesia); durante l’episodio può compiere azioni criminose anche gravi, vagabondare senza meta, tenere dei comportamenti incongrui. Questo stato ha una durata variabile: da qualche minuto a qualche ora, eccezionalmente dei giorni. Non necessariamente si ripresenta alla successiva assunzione di alcol. Si manifesta solo in alcuni soggetti, nei quali tende a ripetersi. Per questo motivo si ritiene che la causa sia legata a fattori endogeni, costituzionali, o a fattori esogeni, sociali. Chi si trova in questo stato rappresenta un pericolo per sé e per gli altri. È necessario ricoverare questi pazienti in reparti psichiatrici o in reparti di terapia intensiva, dove vengono sedati e dove è possibile fornire loro adeguata assistenza.

Lo stato di ubriachezza patologica è più frequente fra i bevitori problematici e gli alcolisti, ma si può manifestare anche in chi non è alcolista (NdR Qui Hudolin si riferisce a tutti i bevitori indipendentemente da quello specifico legame con l’alcol, che all’epoca egli definiva «alcolismo»; del resto la definizione di «ubriachezza patologica» prescinde dalla quantità di alcol assunta).

A tutti comunque il medico dovrebbe prescrivere la completa astinenza, considerati i rischi a cui possono andare incontro.

Spesso gli stati di ubriachezza patologica sono oggetto di perizie medico legali per i reati che sono commessi durante il loro manifestarsi. L’inserimento nel Club degli alcolisti in trattamento è particolarmente indicato.

Delirium tremens

Il delirium tremens è una psicosi acuta (NdR Oggi diremo un «disturbo psicotico acuto», le classificazioni internazionali parlano di «delirium» per definirlo) molto frequente fra gli alcolisti e sulla qualeè stato scritto moltissimo.

Appartiene al gruppo delle sindromi psico-organiche acute (NdR Oggi diremo «disturbo indotto da alcol») e la sua comparsa può essere determinata da svariati fattori scatenanti, fra i quali: l’astinenza, i traumi fisici e psichici, gli interventi chirurgici, le infezioni. È stata descritta per la prima volta nel 1813.

Il delirium tremens si manifesta solo quando la persona ha ormai sviluppato il quadro classico dell’alcolismo e sono presenti patologie organiche e psichiche. Di solito il delirium tremens colpisce individui di mezz’età, ma può manifestarsi anche nei giovani e addirittura nei bambini.

La mortalità a causa del delirium tremens è ancora molto alta. Su 10.000 alcolisti curati in un ospedale di Los Angeles nell’arco di due anni, 720 hanno presentato un episodio di delirium tremens.

Di questi, 48, cioè il 6,6%, sono deceduti durante il ricovero (NdR Per fortuna l’incidenza del delirium tremens in Italia si è ridotta negli ultimi anni e di conseguenza anche la mortalità, ciò in conseguenza delle migliori condizioni socio-sanitarie e anche del fatto, noto da molti anni, che i membri dei Club sospendono l’assunzione dell’alcol senza bisogno di ricovero e non presentando sintomi di delirium).

Lo stadio acuto della malattia è spesso preceduto da un periodo prodromico, accompagnato dall’aggravarsi del quadro generale.

Di solito peggiorano i disturbi gastrointestinali e i disturbi psichici. Sonno disturbato, paure notturne, agitazione, stato confusionale, sudorazione abbondante completano il quadro clinico. Alla mattina il soggetto di solito sta meglio e a volte è in grado di continuare la propria attività lavorativa. Questo stadioè chiamato predelirium o delirium latente. A questo stadio prodromico segue lo stato di delirio acuto, spesso precipitato da un trauma, da un intervento chirurgico, da uno stato febbrile o da un grande sforzo fisico. Sappiamo da tempo che il delirium tremens si può manifestare anche come conseguenza dell’improvvisa interruzione del consumo di alcol, come delirio da astinenza. Sono stati descritti parecchi casi di delirio manifestatisi in seguito ad un ricovero in ospedale, o in seguito alla carcerazione, con conseguente interruzione forzosa del consumo di alcol.  

Il delirium tremens può presentarsi in forma acuta e in forma subacuta. Il quadro acuto presenta sintomi più gravi e comporta un drammatico aggravamento delle condizioni generali.

Spesso si manifesta con febbre alta che può arrivare fino a 41° C. Il soggetto manifesta disturbi della coscienza e disturbi alcol correlati, disorientamento spazio temporale, stato confusionale grave. Il delirio è sempre accompagnato da tremori diffusi e da marcata agitazione psicomotoria. Sono spesso presenti gravi disturbi intestinali, difficoltà nell’urinare fino all’anuria, sindrome epatorenale. Il paziente si aggrava progressivamente specie in relazione a problemi di disidratazione con alterazioni, anche gravi, degli equilibri elettrolitici.

I disturbi fisici e i disturbi alcol correlati possono aggravarsi a tal punto da far passare in secondo piano la diagnosi di alcolismo o portare a ricoveri in reparti non indicati.

Il delirio è accompagnato da allucinazioni, per lo più visive, anche se non mancano allucinazioni uditive. Le allucinazioni sono spesso a contenuto terrifico e si inseriscono nel quadro generale di confusione e di agitazione. Il paziente spesso vede piccoli animaletti o insetti che strisciano sul suo corpo o che lo assediano da ogni lato.

Alcune allucinazioni gli possono essere indotte, data la sua alta suggestionabilità.

Ad esempio, se consegniamo al paziente un foglio bianco e lo invitiamo a leggere quanto c’è scritto, egli lo farà. Talvolta il paziente sente voci minacciose, denigratorie, calunniose; oppure dei suoni musicali, delle marce. Sono presenti anche idee deliranti, non sempre ben strutturate, a contenuto persecutorio o di gelosia. A volte i deliri di gelosia possono persistere anche dopo il superamento dell’episodio. Nel delirio, il paziente può essere portato a ripetere i gesti tipici della propria attività lavorativa. È quello che si definisce delirio professionale.

Un sintomo caratteristico è il tremore: delle dita, della lingua e della testa, accompagnato spesso da un mormorio inintelligibile.

Sono frequenti anche attacchi convulsivi genera-lizzati. Dopo qualche giorno di delirio il paziente cade in un sonno lungo e profondo. Al risveglio, è abbastanza lucido e di solito residua una parziale amnesia di quanto è accaduto durante il delirio.

Le vere cause del delirium tremens non sono ancora state chiarite del tutto. La malattia può manifestarsi anche in forma cronica, che esita in genere in un quadro irreversibile di demenza alcolica. Il delirio si può sovrapporre al quadro tipico della malattia di Korsakov.

La malattia è mortale in una percentuale abbastanza elevata di casi (dal 5 al 10%), nonostante le cure prestate siano adeguate.

Il delirium va curato in ospedale. Bisogna tenere sotto controllo le condizioni generali del paziente, in particolare idratarlo e alimentarlo, ricorrendo, se necessario, alla fleboclisi. È importante che il paziente non si agiti e non sia lasciato in condizione di farsi del male. Un tempo si faceva ricorso ai barbiturici, a scopo sedativo. Oggi si fa ricorso agli psicofarmaci di uso più corrente.

Vanno somministrate vitamine in dosi massicce, soprattutto le vitamine del gruppo B. Particolare attenzione va rivolta al sistema cardiovascolare. Ai primi sintomi di crisi bisogna praticare le terapie adeguate. Ricordiamo che la morte per delirium tremens è di solito da attribuire a insufficienza cardiocircolatoria. Il delirio si manifesta di rado, se l’alcolista ha iniziato l’astinenza nel Club o nella comunità multifamiliare. Possono al più manifestarsi lievi sintomi di ansia e di agitazione. La famiglia va inserita nel Club degli alcolisti in trattamento al momento dell’ospedalizzazione dell’alcolista, che sarà a sua volta inserito, appena le sue condizioni fisiche lo permetteranno. Se invece si attende che l’alcolista sia dimesso, si corre il rischio di andare incontro ad un suo rifiuto e dover attendere una nuova crisi.

Delirium tremens da trauma 

Il delirium tremens da trauma si manifesta, come dice il nome, in seguito ad un trauma. È una sindrome di interesse prettamente medico legale. Di solito si tratta di individui che subiscono un trauma sul lavoro, seguito dal manifestarsi del delirio. Talvolta il paziente muore e vi è la conseguente richiesta di risarcimento dei danni da parte dei familiari che attribuiscono l’insorgere della malattia all’incidente subito. Il delirium tremens degli alcolisti si manifesta spesso in forma acuta. Sappiamo che il trauma subìto,lo stato febbrile o altre malattie ne possono costituire la causa scatenante.

Può essere molto difficile determinare se e in quale misura il trauma abbia provocato il delirio. Pur essendo scontato che il delirium tremens è una sindrome alcolcorrelata, non bisogna dimenticare che a volte il trauma può determinare la comparsa del quadro. In ogni caso bisogna poter escludere che il delirio fosse già presente prima dell’evento traumatico. Può darsi che il delirio fosse già presente e che il trauma subito sia da ricollegare proprio alla scarsa destrezza, all’agitazione, allo stato confusionale di cui il paziente già soffriva. Non è neppure da escludere che l’incidente sia avvenuto a causa di una intossicazioneacuta da alcol del soggetto. In questo caso la situazione, dal punto di vista legale, sarà completamente diversa.

Allucinosi alcolica e disturbi alcol correlati

L’allucinosi alcolica è una sindrome psichiatrica da ascrivere alle psicosi alcoliche. È caratterizzata da una vivace produzione allucinatoria. Lo stato di coscienza è conservato e il paziente è lucido e orientato. Abbiamo l’allucinosi acuta o transitoria (allucinosi di Wernicke) e l’allucinosi cronica (o paranoide secondo Kraepelin).

Uno studio approfondito delle allucinosi alcoliche è stato fatto da Benedetti G. (1952), che ha studiato un gran numero di casi in diversi ospedali psichiatrici in Svizzera. Nessun autore mette in dubbio la sua origine alcolica. Comuni alla forma acuta e alla forma cronica sono le caratteristiche allucinazioni. All’inizio le allucinazioni sono elementari, simili alle illusioni; successivamente acquistano sempre più vivace estesia sensoriale, quasi sempre uditiva, e diventano complesse. Il soggetto sente delle voci a contenuto quasi sempre sgradevole, minaccioso, persecutorio, a volte con rimandi omosessuali. La prognosi dipende da numerosi fattori. Benedetti G., sulla scorta delle ricerche fatte, ritiene che il 50% dei casi di allucinosi alcolica si risolva in un quadro tipico di demenza schizofrenica.

Probabilmente l’allucinosi cronica, a seconda dei casi, sarà da ascrivere tra le tipiche sindromi psicoorganiche croniche o piuttosto tra le sindromi schizofreniche.
Se all’inizio si manifestano disturbi deliranti, disturbi della coscienza e dell’orientamento, è più corretto ascriverla al quadro della psicosindrome organica.

L’allucinosi acuta ha una durata variabile da qualche ora fino a sei mesi. Non lascia alcun disturbo psichico duraturo; può ripresentarsi. Se il quadro è tendenzialmente schizofrenico, col tempo si può associare anche il quadro della paranoia cronica e risolversi in una demenza schizofrenica (NdR Per «paranoia» intendiamo un disturbo delirante tendenzialmente cronico, caratterizzato dalla presenza di idee deliranti, cioè senza rapporto con la realtà; a differenza di quanto avviene nei disturbi schizofrenici qui non sono presenti allucinazioni).

L’allucinosi cronica può esitare anche, in alcuni casi, nella tipica psicosindrome organica cronica, cioè in un quadro di demenza organica. In questo caso vi è di sicuro un’eziologia alcolica e non vi sono componenti schizofreniche.

L’allucinosi si manifesta in genere fra i 30 e i 50 anni di età. Alcune allucinosi alcoliche si presentano all’inizio con il quadro caratteristico del delirium tremens. In questo caso è più agevole individuarne l’origine alcolica. Come per ogni forma di alcolismo, va prescritta l’astinenza.

Nella maggior parte dei casi si procederà all’ospedalizzazione, a causa dell’accentuato quadro psicotico, complicato da ansia e da manifestazioni paranoidi (NdR Per «manifestazioni paranoidi» si intende la presenza di idee deliranti). Specie nei casi di allucinosi cronica la cura sarà quella classica delle psicosi (NdR La «cura classica» è quella medico-psichiatrica, cioè la prescrizione di farmaci antipsicotici e un cauto e attento tentativo di indurre un atteggiamento di dubbio verso le manifestazioni deliranti e allucinatorie). e non si ottiene un significativo miglioramento nei primi sei mesi, solitamente il quadro si cronicizza. Come sempre, accanto alle cure specifiche, sarà importante indirizzare la famiglia e il paziente, appena le sue condizioni lo permetteranno, al Club degli alcolisti in trattamento per i disturbi alcol correlati

Delirio cronico di gelosia

I disturbi ideativi, a partire dalla gelosia patologica, sono molto frequenti tra gli alcolisti. Non si è ancora trovata una adeguata spiegazione a questi disturbi. Il delirio di gelosia si manifesta nella fase avanzata dell’alcolismo e quasi esclusivamente fra gli alcolisti maschi. È una manifestazione presente anche in alcune malattie mentali che non hanno nulla a che vedere con l’alcolismo. La gelosia è in qualche misura collegata all’impotenza, frequente fra gli alcolisti. L’alcolista, geloso e aggressivo, diventa il tormento del partner e della famiglia. La moglie, talvolta anziana e sofferente, viene fatta oggetto di accuse continue e assolutamente inverosimili.

Ogni uomo diventa un potenziale amante e fa scattare la gelosia. La gelosia può manifestarsi anche nei confronti delle figlie o dell’amante. La gelosia può accompagnarsi ad atti di violenza, segno del degrado etico dell’alcolista, la cosiddetta demenza etica. Di solito non sono presenti disturbi della coscienza e l’intelligenza è per lo più conservata. Oltre a idee di gelosia possono manifestarsi anche idee di tipo paranoideo, per cui si parla di psicosi paranoide dell’alcolista. Alcuni autori definiscono la gelosia stessa come psicosi di gelosia.

In presenza di un quadro clinico grave, la cura deve essere fatta a livello ospedaliero, perché l’alcolista può rappresentare un pericolo per le persone che gli stanno vicino.

È essenziale che l’alcolista entri in astinenza. Nelle fasi iniziali della malattia la guarigione è possibile anche con la sola astinenza. Valgono poi tutte le regole del trattamento dell’alcolismo. Poiché i disturbi della maggior parte di questi pazienti si inquadrano nel gruppo delle psicosi schizofreniche, la prognosi è simile a quella dei casi di schizofrenia.

Il delirio di gelosia, come pure la psicosi paranoide, può essere oggetto di perizia medico legale. Questa va eseguita con particolare attenzione, perché c’è sempre la possibilità che il paziente riesca a dissimulare le sue reali condizioni di fronte al perito, come accade in genere negli altri stati paranoidi. Alcuni autori (Abraham K., 1908, 1926) hanno studiato la correlazione fra alcolismo e sessualità, giungendo alla conclusione che alcuni alcolisti hanno forti tendenze omosessuali, presenti già prima dello sviluppo dell’alcolismo.

Sulla base di questi studi molti autori francesi, Berger, Schilder, Menninger e altri, hanno sostenuto che l’omosessualità latente ha un significato eziologico nello sviluppo dell’alcolismo e nella comparsa del delirio di gelosia.

Altri autori, per converso, riscontrano raramente tendenze omosessuali fra gli alcolisti (Åmark C., 1951). Anche studi psicometrici hanno messo in dubbio la teoria che fra gli alcolisti l’omosessualità sia più diffusa e causa di gelosia. Poiché fra gli alcolisti i disturbi sessuali sono molto frequenti e fanno parte dei disturbi alcol correlati., il problema è stato studiato e approfondito da molti autori.

Psicosi di Korsakov

La psicosi di Korsakov costituisce un grave disturbo psichico che è parte dei disturbi alcol correlati. Fu descritta fra il 1887 e il 1891 dallo psichiatra russo Sergej Korsakov (1854-1904). La malattia si manifesta solitamente in uno stadio avanzato di alcolismo. Il quadro clinico è caratterizzato da polineuropatia cui si associa una grave forma di demenza. All’inizio si manifesta solo il quadro clinico della polineuropatia alcolica. La polineuropatia alcolica è il più importante sintomo organico presente nella psicosi di Korsakov, perciò la malattia viene anche definita psychosis polyneuritica, a causa delle lesioni dei nervi periferici.

Oggi la maggior parte degli autori parla di psicosi di Korsakov solo quando la tipica sindrome psichica accompagna il quadro clinico di polineuropatia. La sola sindrome psichica viene indicata come sindrome di Korsakov. Lo stesso Korsakov era dell’opinione che la malattia da lui descritta si manifestasse per diversi motivi e non fosse necessariamente accompagnata dalla polineuropatia. La polineuropatia talvolta può manifestarsi in forma molto leggera. L’opinione oggi prevalente è che la malattia di Korsakov e quella di Wernicke costituiscano un’unica patologia, non molto dissimile dalle altre forme di encefalopatia alcolica (NdR Per «encefalopatia alcolica» intendiamo una demenza indotta da alcol).

La malattia è caratterizzata da disturbi della memoria, sia di fissazione che di evocazione, stato confusionale, disorientamento, confabulazione, con un quadro complessivo che riconduce a quello tipico delle demenze.

Il paziente colma i vuoti di memoria con ricordi inventati: è quello che si definisce confabulazione (Sattler L., 1976). I disturbi della memoria, come è caratteristico della demenza organica, riguardano all’inizio gli avvenimenti più recenti, per poi colpire progressivamente quelli più antichi. Sono frequenti l’agitazione notturna e l’ansia, come in tutte le forme di demenza. Alcuni autori affermano che la malattia è più frequente nelle donne e ne sono stati descritti casi anche nei bambini.

La malattia si può presentare in forma acuta e in forma cronica.

La forma acuta può iniziare con il quadro di delirium tremens. È noto, del resto, che il delirium tremens può esitare a volte nella demenza di Korsakov. Gli esami anatomopatologici mostrano diffuse lesioni a livello corticale. Sono state particolarmente indagate le lesioni dei nuclei della base e dei corpi mammillari, queste ultime talvolta presenti isolatamente. Negli ultimi anni si è notato sempre più spesso che le lesioni cerebrali che si manifestano nella psicosi di Korsakov assomigliano molto, per la localizzazione, a quelle di altre encefalopatie alcoliche (come la malattia di Wernicke e altre). Anche il quadro clinico in alcuni casi può essere simile. Per questo alcuni autori parlano di malattia di Wernicke-Korsakov (Victor M. e coll., 1971).

Il trattamento della psicosi di Korsakov richiede l’ospedalizzazione. Va prescritta l’astinenza. Bisogna inoltre garantire una dieta adeguata, ricca di vitamine, in particolare del gruppo B, e procedere al trattamento sintomatico di eventuali altri disturbi presenti. La prognosi non è infausta come un tempo si credeva. Se iniziato per tempo, il trattamento garantisce la completa risoluzione nel 30% dei casi. Negli alcolisti c’è sempre, perlomeno in forma latente, una ipovitaminosi B1. Specie se vi è un quadro di defedamento (NdR «Defedamento» è un termine medico che si riferisce ad un grave stato di deterioramento fisico) generale e un quadro clinico iniziale di demenza.

Come sempre è opportuno iniziare quanto prima il trattamento dei disturbi alcol correlati, nel Club degli alcolisti. Come nel caso di altri disturbi cronici, l’intervento degli operatori nel Club deve essere più direttivo. Spesso, come nei casi di demenza, c’è la tendenza alla regressione e l’alcolista sviluppa una forte dipendenza dall’operatore o dal gruppo, dipendenza che è molto difficile poi da spezzare.

Epilessia alcolica e disturbi alcol correlati.

Nel corso dell’alcolismo si possono presentare crisi convulsive, che caratterizzano il quadro clinico dell’epilessia alcolica. Diversi autori hanno riscontrato il verificarsi di attacchi epilettici in alcolisti secondo percentuali diverse (Lennox W.G., 1941).

Crisi epilettiche isolate si possono manifestare nel corso del delirium tremens, nello stato di intossicazione acuta grave e nel corso dell’alcolismo in genere. Ci riferiamo a quello che dagli autori di lingua inglese è definito rhum fits o whisky fits. Non si è ancora in presenza della vera epilessia alcolica, quanto piuttosto delle conseguenze transitorie dell’azione tossica dell’alcol sulla funzionalità del cervello, e di altri fattori correlati quali, ad esempio, i fattori costituzionali. Una diagnosi certa di epilessia alcolica può essere formulata solo quando sono state escluse con certezza tutte le altre possibili cause di epilessia, soprattutto se questa si manifesta in età avanzata. A favore della diagnosi di epilessia alcolica parlano l’interruzione delle crisi e il generale miglioramento che si ha con l’astinenza.

Molto spesso l’epilessia alcolica si manifesta sotto forma di crisi convulsive generalizzate, più frequenti in caso di gravi intossicazioni.

Il paziente presenta sintomi simili a quelli di altre forme epilettiche: parola rallentata, vischiosità comportamentale, demenza più o meno grave. Possono esser presenti cicatrici sulla lingua, conseguenza delle morsicature procurate durante la crisi. L’alcolismo porta all’epilessia solo nel caso si siano già prodotte gravi lesioni cerebrali. Può soprattutto aggravare un’epilessia già in essere; per questo agli epilettici è fatto tassativamente divieto di consumare alcolici.

L’alcol può portare all’epilessia individui che non ne soffrivano. Peraltro alcuni autori ritengono che l’alcol possa solamente aggravare un’epilessia già manifesta, o slatentizzarne una latente, sia ereditaria che acquisita. Molti autori affermano che l’epilessia non può manifestarsi nei soggetti che non hanno una predisposizione a essa. Secondo Lennox W.G., quel 10-15% di casi di epilessia alcolica, presente tra gli alcolisti, corrisponde al numero dei soggetti, nella popolazione, che presentano all’encefalogramma disritmie epilettogene, in assenza peraltro di manifestazioni cliniche di epilessia. I soggetti con queste caratteristiche elettroencefalografiche svilupperebbero, nel corso dell’alcolismo, l’epilessia alcolica. In altre parole, l’alcolismo renderebbe manifesta la loro predisposizione, naturale o acquisita, all’epilessia.

La frequenza dell’epilessia alcolica è stata variamente valutata, anche in relazione al numero di soggetti ammalati di epilessia sui quali il problema è stato studiato.

Alcuni autori rilevano il numero delle epilessie alcoliche indagando la popolazione degli alcolisti. Altri autori indagano invece la popolazione degli epilettici per accertarvi il numero degli alcolisti. È opinione diffusa che il 10-20% delle epilessie tardive, senza sintomi cerebrali focali, sia da attribuire all’alcolismo.

L’epilessia alcolica è preceduta di solito da un lungo periodo di alcolismo. Una grave intossicazione o l’astinenza improvvisa precedono talvolta l’epilessia. Per la maggior parte degli autori le alterazioni elettroencefalografiche nelle epilessie alcoliche sono sostanzialmente uguali rispetto alle alterazioni che si hanno nelle epilessie non alcoliche. Le crisi si manifestano sotto forma di attacchi generalizzati tipo grande male e si manifestano raramente, una o due volte l’anno.

Il trattamento dell’epilessia alcolica richiede innanzitutto l’astinenza.

La terapia farmacologica è quella classica. In genere, la maggior parte delle epilessie alcoliche si risolve con l’astinenza, anche senza uno specifico trattamento antiepilettico. Gli attacchi perdurano, nonostante l’astinenza, se sono ormai presenti lesioni cerebrali irreversibili. In soggetti che presentano crisi epilettiche bisogna sempre proibire il consumo di bevande alcoliche, anche se si tratta di non alcolisti (NdR Il riferimento è alle persone senza problemi alcolcorrelati, che presentano una sindrome epilettica, alle quali va ugualmente proibito l’uso delle bevande alcoliche per il loro intrinseco potere epilettogeno, cioè per la loro capacità di facilitare l’insorgenza di una crisi epilettica); se poi lo sono la proibizione sarà ancora più severa. Bisogna provvedere quindi a iniziare il trattamento per disturbi alcol correlati complessi nel Club degli alcolisti, congiuntamente al trattamento dell’epilessia, se questa è stata riscontrata.

Demenza alcolica e disturbi alcol correlati.

Oltre al quadro clinico della demenza alcolica — è il caso, ad esempio, della psicosi di Korsakov — nel corso dell’alcolismo può svilupparsi un quadro atipico di demenza. A livello organico sono presenti lesioni cerebrali più o meno gravi con fenomeni di atrofia diffusa. Si manifestano inoltre accentuati cambiamenti comportamentali, con sintomi progressivi di decadimento cerebrale. Il quadro che esiterà in demenza può, all’inizio, passare inosservato e poi svilupparsi molto lentamente. Spesso è accompagnato da un impoverimento etico dell’alcolista, che si manifesta con profonde alterazioni comportamentali. Il cambiamento incide molto spesso sulla sfera sessuale. A tutto ciò si accompagna ovviamente un marcato decadimento intellettivo. La malattia di solito progredisce anche se si interrompe il consumo di alcolici.

La demenza può essere accompagnata da alcune sindromi alcoliche, come la psicosi di Korsakov o la encefalopatia di Wernicke, e assumere alcune caratteristiche specifiche in presenza di queste. Si osserva talvolta il manifestarsi di lacune mnesiche a cui il soggetto cerca di porre rimedio con le confabulazioni (Sattler L., 1976). Qualche altra volta si osserva invece il quadro della pseudoparalisi alcolica, ad esempio nella malattia di Marchiafava-Bignami e nella sclerosi laminare di Morel. In questi casi lo sviluppo della malattia è molto lento e la diagnosi differenziale diventa particolarmente difficile.

Qualche volta una patologia alcolica acuta esita, lentamente o all’improvviso, in una sindrome cerebrale organica cronica, come accade, ad esempio, quando dal delirium tremens si passa al quadro clinico della demenza.

L’esame anatomopatologico rivela,in tutti i casi di demenza alcolica, atrofie corticali, molto spesso localizzate nel lobo temporale. Possono essere presenti anche alterazioni già descritte a proposito delle altre sindromi psico organiche. L’atrofia cerebrale non è sempre in diretta correlazione con il quadro clinico. Vi sono casi in cui a marcate atrofie non corrispondevano sintomi clinici particolari, e viceversa. Ma questa non è la regola e di solito una certa correlazione esiste.

Il liquor presenta alterazioni non caratteristiche: moderato aumento del numero delle cellule, aumento dell’albumina, talvolta anche referti patologici delle reazioni colloidali.
Il trattamento della demenza alcolica è sempre un compito ingrato, poiché di norma si è di fronte ad alterazioni irreversibili.

La demenza alcolica talvolta si manifesta all’improvviso, progredisce molto rapidamente, causa un grave stato di decadimento generale fino a portare a morte.

Può essere oggetto di perizia medico legale. Ogni caso andrà studiato con molta attenzione; molto spesso ci si troverà di fronte a parziale o totale incapacità di intendere e di volere.

Negli ultimi anni è stata descritta un’alta percentuale di successi in quei casi in cui la terapia vitaminica è stata intrapresa precocemente. Il trattamento nel Club degli alcolisti va iniziato quanto prima. Appena l’alcolista smette di bere, se si notano segni di progressivo miglioramento fisico e cessano i disturbi legati all’intossicazione cronica, si può avere un significativo miglioramento, anche se le speranze all’inizio erano scarse. Dopo un certo periodo, le zone ancora integre del cervello assumeranno una funzione vicariante per le zone lese. Resta inevitabile la comparsa di una regressione comportamentale e la tendenza da parte dell’alcolista a sviluppare una forte dipendenza dall’operatore, dal Club e più in generale dal suo ambiente di vita.

Sindrome alcolica intermedia e disturbi alcol correlati.

La sindrome alcolica intermedia si colloca tra le sindromi psico organiche cerebrali acute reversibili e quelle croniche irreversibili. Questa sindrome presenta a livello clinico i sintomi delle lesioni irreversibili, ma è ancora reversibile e può avere una prognosi favorevole. Ricordiamo che le sindromi alcoliche acute e cioè l’intossicazione acuta, il delirium tremens, l’allucinosi acuta, sono reversibili, mentre le sindromi croniche che comportano lesioni cerebrali irreversibili si risolvono nella demenza.

Questa sindrome si manifesta con disturbi più o meno accentuati del comportamento. I sintomi principali sono riferibili alla sfera emotivo affettiva, causati probabilmente da lesioni situate nella zona frontale. La diagnosi precoce e il trattamento in questa sindrome sono di fondamentale importanza per impedire che esiti in demenza. Molti autori ne mettono in dubbio l’esistenza, perché la diagnosi è particolarmente difficile e inoltre le alterazioni elettroencefalografiche, cui fanno cenno Bennett, Movery e Fort, non sarebbero così caratteristiche. Questa sindrome può comportare disturbi alcol correlati, disturbi epatici e di altri organi. Può essere presente anche la polineuropatia alcolica. È bene fare ricorso all’ospedalizzazione, soprattutto nei casi in cui è presente un grave stato confusionale. Il trattamento è del tutto simile a quello degli altri disturbi organici cerebrali. La famiglia dovrà essere avviata al trattamento nel Club degli alcolisti e così pure l’alcolista appena le sue condizioni lo permetteranno.

Dipsomania e disturbi alcol correlati.

La dipsomania è una forma di alcolismo che porta il soggetto, per periodi variabili di tempo, a provare il bisogno irrefrenabile e continuo di bere. È stata descritta per la prima volta da Bruehl-Cramer (1818), e successivamente da Salvadori (1821) e da Cohn (1938). La crisi si risolve abitualmente in un sonno profondo. Al risveglio, il soggetto di solito non avrà memoria alcuna di quanto accaduto.

La quantità di alcolici assunta durante la crisi può essere ingente, per il fatto che in tale stato la tolleranza è molto alta. Tra una crisi dipsomanica e l’altra, l’alcolista beve moderatamente o addirittura è completamente astinente. Qualche volta le crisi sono precedute da disturbi del comportamento; è la cosiddetta aura dipsomanica. La dipsomania può essere talvolta un sintomo di epilessia. In alcuni casi sarà molto difficile stabilire se si tratta realmente di crisi di dipsomania, o se invece ci si trova di fronte alla cosiddetta pseudodipsomania. Può essere ugualmente difficile distinguere la dipsomania da forme particolari di epilessia.

Spesso il comportamento dipsomanico nasconde qualche altro disturbo psichico. La schizofrenia, ad esempio, può avere inizio con un attacco dipsomanico acuto. La dipsomania può essere sintomo anche di psicosi maniaco depressiva, di psicopatia, di paralisi progressiva e di altre malattie.

La dipsomania si distingue con difficoltà da altre forme di alcolismo. Alcuni autori descrivono un quadro elettroencefalografico specifico di questa malattia. Altri basano la diagnosi sulla presenza di sintomi specifici in particolare: fenomeni prodromici simili all’aura epilettica; tensione interna con desiderio irrefrenabile di bere; incapacità di poter controllare il desiderio di bere; assunzione di ingenti quantità di alcolici di qualunque genere. Tra le sindromi dipsomaniche bisogna distinguere:

la dipsomania vera, eventualmente con tendenze psicopatiche;
  • la dipsomania sintomatica;
  • la pseudodipsomania.

Oggi molti autori mettono in dubbio l’autonomia della dipsomania, e la considerano un particolare tipo di reazione all’alcol, che si manifesta per l’azione di diversi fattori concomitanti. Alcuni autori hanno proposto come cura l’uso di farmaci antiepilettici, che in verità sono sempre indicati quando il tracciato elettroencefalografico rivela alterazioni di tipo epilettico. La crisi acuta richiede sempre il ricovero in reparti di terapia intensiva per disturbi alcol correlati.. Superata la crisi è necessario avviare il trattamento complesso nel Club degli alcolisti in trattamento.

Alcolismo periodico e disturbi alcol correlati.

Si è discusso molto, negli ultimi anni, in merito a quello che viene definito alcolismo periodico, cioè l’ubriacarsi periodico dell’alcolista, che non rientra però nella vera e propria dipsomania. Si manifesta spesso nei soggetti ciclotimici (NdR È un vecchio termine psichiatrico, che allora faceva riferimento al circuito maniaco-depressivo, quello che oggi chiamiamo «disturbi dell’umore», oggi è fonte di confusione perché con «disturbo ciclotimico» intendiamo una forma di depressione clinicamente più lieve) che tendono a bere ogni qual volta cadono in uno stato di depressione o in uno stato maniacale. In questi casi l’uso dell’alcol è sintomatico. Questi soggetti vi fanno ricorso per risolvere le loro difficoltà psicologiche. Il trattamento degli stati di cosiddetto alcolismo periodico richiede che sia risolta la malattia di base che li determina.

Alcolismo e suicidio e disturbi alcol correlati.

Nella letteratura alcologica ha sempre avuto uno spazio importante il discorso relativo al ruolo che ha l’alcol come causa di suicidio.

In letteratura vi sono molti studi che forniscono dati percentuali sul numero di suicidi tentati da alcolisti. Ad esempio, secondo Gabriel (1935) la percentuale è del 21%, secondo Dahl Gren (1935) del 20%, secondo Lemere F. (1953) dell’11%.

Il problema è stato affrontato anche da un altro punto di vista.

Si è andato a verificare il numero di alcolisti presenti tra quanti avevano tentato il suicidio. Norvik e Nelson (1956) hanno trovato una percentuale di alcolisti del 7% tra coloro che avevano tentato il suicidio. Per la maggior parte degli autori tale percentuale è in realtà del 20-25%. Secondo Milovanovic, su 464 casi di tentato suicidio in 99, pari cioè al 20,2%, si trattava di alcolisti. Di questi, 89 erano maschi e 10 femmine. Di rado però l’alcol è l’unico motivo che spinge al suicidio.

Talvolta chi tenta il suicidio sceglie di proposito di ubriacarsi così da avere il «coraggio» di compiere il suo gesto. Nella clinica di neuropsichiatria di Belgrado sono stati esaminati, nell’arco di dieci anni, dal 1953 al 1963, 622 pazienti che avevano tentato il suicidio. Di questi, 315 erano maschi e 337 femmine. in questo gruppo di pazienti, 78 erano gli alcolisti maschi, e 21 le femmine: in totale, 99 pazienti, cioè il 15,1% di tutti i soggetti presi in esame. solo nell’1% del campione di 622 pazienti è stata riscontrata dipendenza da eroina.

uscire dalla dipendenza da alcol Brescia

TABELLA 4.1

Casi di deceduti per morte violenta sottoposti a esame autoptico

e positività del riscontro alcolemico

   Riscontro alcolemico positivo
     
Causa di morteAnnoN° casiN° casi%
     
  Incidenti stradali1950-5130511738,4
 1949-502839231,2
  Pedoni vittime di incidenti stradali1950-511866333,9
 1949-501775329,9
Vittime di omicidio1950-511296147,3
 1949-501185445,8
  Suicidi1950-5144616136,1
 1949-503819725,5
     
In casi del tutto eccezionali l’alcol può essere usato come mezzo per darsi la morte.

Alcuni autori di formazione psicoanalitica sono del parere che l’alcolismo costituisca un lento tentativo di suicidio, conseguenza estrema di un istinto di autodistruzione. Nel suo studio Alcolismo e suicidio, Borivoje Jokanovic riporta i risultati autoptici di 184 casi di suicidio. Di questi, 69, pari al 37%, erano alcolisti, e di questi 69 il 25% si trovava in uno stato acuto di ubriachezza nel momento del suicidio.

Il tentativo di suicidio di solito è messo in atto dagli alcolisti senza troppa convinzione e risulta così inefficace. Di fatto il rapporto tra suicidi tentati e suicidi portati a termine si dimezza fra gli alcolisti, rispetto all’analogo rapporto fra chi non è alcolista. Qualche volta l’alcolista tenta il suicidio appena cominciata l’astinenza o nel corso del trattamento. Si tratta di solito di casi di alcolismo secondario, in cui il ricorso all’alcol serve a mascherare il proprio stato depressivo (NdR Per «alcolismo secondario» si intende un serio problema alcolcorrelato che trova la sua causa diretta in un disturbo psichico sottostante, in questo caso una depressione). In questi casi all’inizio del trattamento può manifestarsi un episodio depressivo che può portare in taluni casi al suicidio.

A scopo terapeutico vengono utilizzati con ottimi risultati alcuni psicofarmaci, in particolare i timolettici (NdR Per «timolettici» si intendono i farmaci che oggi comunemente chiamiamo «antidepressivi»), che in alcuni casi possono essere somministrati anche a scopo preventivo. Nel trattamento, bisogna sempre prestare la massima attenzione ai sintomi depressivi e ai rischi suicidari, facendo ricorso, se del caso, alla consulenza dello psichiatra ed eventualmente all’ospedalizzazione.

(NdR Per una descrizione aggiornata delle complicanze psichiche e disturbi alcol correlati dell’uso dell’alcol può essere consultato G. Corlito (a cura di), Alcologia e salute mentale, Trento, Erickson, 1996).

http://www.acatbrescia.it/complicanze-fisiche-alcolismo/

https://www.facebook.com/HudolinV

7 commenti su “Le complicanze psichiche e i disturbi alcol correlati.”

  1. RIFLESSIONI 13° USCITA

    Emerge chiaramente la complessità della diagnosi nelle patologie mentali alcolcorrelate, che molte volte,per errore e/o comodità, vengono travisate in altro.
    È altrettanto chiaro come Hudolin fu pioniere di un punto di vista totalmente rivoluzionario, che metteva l’alcol come causa oltre che,in alcuni casi,come conseguenza!
    Parlare quindi dell’approccio ecologico sociale in chiave semplicistica è molto limitante,forse perché chi è abituato a ragionare in superficie,vede la complessità come “semplice”, non sapendo guardarci dentro!

    Bruno.

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